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Da Edgar a Jeff, il Turco Meccanico resta lo stesso

Nel 1769 il barone Von Kempelen costruisce l’antesignano del robot intelligente e lo chiama Turco Meccanico, primo giocatore “automatico” di scacchi. Assomiglia ai robot che vediamo nei film, con sembianze umane, fili ed ingranaggi e, sopprattutto, riesce a battere tutti. Continua ad essere portato a tornei ed esibizioni in Europa ed America...

... battendo sia Napoleone sia Benjamin Franklin. Ma nel 1836 Edgar Allan Poe deduce che è un fake, una bufala: dentro al robot c’è un omino, molto bravo a giocare a scacchi, schiavetto del barone che lo sfrutta.  Il Turco Meccanico finisce in un museo e nel 1854 brucia in un incendio, mentre Edgar Allan Poe prosegue nel suo successo.

Saltiamo nel futuro ai giorni nostri e troviamo l’Amazon Mechanical Turk (lo trovate qui), lanciato nel 2005 da Jeff: questo robot non gioca a scacchi ma ha il noioso compito di classificare tutti i dati che consentono ad un robot di distinguere un gatto da un peluche, o una bottiglia di Roero da una di Barbaresco, e quindi alimentare i consigli per gli acquisti che aiutano i consumatori della piattaforma a riempire il carrello e le tasche del CEO.

In questa rubrica abbiamo già visto i meriti di insegnare al robot attraverso premi e punizioni, in pratica come facciamo coi cuccioli con le crocchette o qualche sgridata. Quel metodo insegna al robot come prendere decisioni, ma resta ignorante. Gli altri due metodi di apprendimento sono quelli di insegnare simboli e linguaggio, piuttosto che costruire un network neuronale e lasciare che il ranocchio impari da solo se gli fornite tantissimi esempi. Nel numero 68 abbiamo visto l’esempio del Roero Arneis e come insegnare ad un robot a riconoscere tra questo ed un altro vino, piuttosto che un liquido diverso come il latte. Insegnare simboli e linguaggio e’ un lavoro noiosissimo perche’ col cervello da ranocchio che l’intelligenza artificiale si ritrova, bisogna dirgli proprio tutto. Qui di seguito vedete alcuni concetti e relazioni che bisogna insegnare a Watson per spiegargli cosa sia una mela:

Se il barone Von Kempelen resta nei libri di storia per il primo fake robotico e lo sfruttamento di un povero giocatore di scacchi chiuso in una scatola, nel caso attuale di Turco Meccanico i poveracci son molti di più: 500.000. Sono sopprattutto in Cina ed USA: i primi guadagnano circa $1/ora, in America $4 per una media generale di due dollari l’ora. Quasi più conveniente raccogliere pomodori per i caporali in Italia, non fosse per la fatica fisica da fare sotto il sole cocente. Pensate a 500.000 persone che spendono le loro giornate ad insegnar cose molto basilari ai robot, che poi vi consigliano di mettere un peluche nel carrello della spesa dove avete gia’ messo cioccolato e Barbaresco.

Per chi volesse appronfodire come l’outsourcing e la gig economy consentono risparmi fantastici per i CEO con la felpa, internet è piena di articoli e questo qui è un inizio.

Che ci manca a questo punto? Ci manca un Edgar Allan Poe 4.0, uno che metta in luce il fake ed il novello Turco Meccanico in un nuovo museo.

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Zafferano

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In questo numero hanno scritto:

Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
Tommy Cappellini (Lugano): lavora nella “cultura”, soffre di acufene, ama la foresta russa
Giordano Alborghetti (Bergamo): curioso del software libero, musicofilo, amante del mare
Umberto Pietro Benini (Verona): salesiano, insegnante di diritto e di economia, ricercatore di verità
Angela Maria Borello (Torino): direttrice didattica scuola per l’infanzia, curiosa di bambini
Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Laura Dolci (Torino -> Boston): un'italiana in America, Marketing Intern & Student
Giovanni Maddalena (Termoli): filosofo del pragmatismo, della comunicazioni, delle libertà. E, ovviamente, granata
Barbara Nahmad (Milano): pittrice e docente all'Accademia di Brera. Una vera milanese di origini sefardite
Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro