Badanti in fuga

Il sistema italiano della cura si regge sempre di più su collaboratori stranieri. Nel 2024 i collaboratori domestici regolari sono stati circa 817 mila, in calo rispetto ai quasi 975 mila del 2021; oltre la metà sono badanti e circa il 69% è di origine straniera, con un -18% di stranieri e un -13% di italiani registrati negli anni 2022-2024. E’ una contrazione significativa in un Paese che avrebbe bisogno di oltre 1,2 milioni di caregiver per sostenere l’invecchiamento accelerato della popolazione (INPS).

Un'ecosistema produttivo per la cura

Denatalità e invecchiamento della popolazione sono oramai condizioni strutturali del Paese. Nel 2024 in Italia sono nati solo 370 mila bambini, con un tasso di fecondità di circa 1,18 figli per donna, molto lontano dalla soglia di sostituzione di 2,1. Nello stesso anno oltre il 24% della popolazione ha 65 anni o più, e l’età media ha superato i 46 anni, segnando una trasformazione strutturale della società e del mercato del lavoro. 

La cura che unisce generazioni

Come sottolineato nelle scorse settimane, chi oggi è in età lavorativa si trova a reggere due estremi della società: gli anziani che vivono più a lungo ma spesso non sono più autosufficienti, e i figli arrivati tardi in una stagione di incertezza economica, educativa, psicologica. 

Meglio un algoritmo che un estraneo?

In molti dibattiti pubblici si muovono obiezioni all’idea che l’intelligenza artificiale (IA) generativa, la robotica e la telemedicina possano davvero migliorare la cura degli anziani non autosufficienti: il digital divide delle generazioni più vecchie renderebbe impossibile affidarsi a tecnologie così avanzate. 

Da case di cura a case che curano

Invecchiare nella propria casa: è questa la frontiera politica e sociale su cui l’Italia sta investendo, con il raggiungimento dell’obiettivo del 10% di anziani over 65 bisognosi di cura assistiti tramite l’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI).

Lui, lei, l’altro

Nelle case di coppie che invecchiano, un nuovo “terzo incomodo” potrebbe presto fare il suo ingresso: non un amante, ma un robot. Non per rubare affetto, ma per integrarlo.

Finché malattia non ci separi

Viviamo più a lungo, e questo sembra una conquista. Ma dietro la statistica dell’allungamento della vita media si nasconde un paradosso: la vecchiaia non è sempre condivisa in salute, e spesso la longevità diventa una prova di resistenza più che d’amore. 

Socioeconomia della cura in Italia e Giappone

Italia e Giappone sono due tra i Paesi più emblematici al mondo per comprendere come la fascia tra i 40 e i 60 anni — genitori di figli adulti o adolescenti, ma anche figli di anziani longevi — regga ormai la maggior parte del carico sociale.

Questo nei prossimi anni non potrà che peggiorare.

Due Paesi, un tempo che rallenta

Tra i Paesi più industrializzati del mondo, Italia e Giappone condividono un primato che racconta tanto del loro presente quanto del futuro demografico globale e che li rende a pieno titolo le nazioni per antonomasia della generazione della cura, la mia, quella di chi deve garantire assistenza a giovani con sempre meno certezze e anziani che rimangono con noi sempre più a lungo.