L’amore al tempo delle macchine
Se nell’ultimo editoriale abbiamo osservato come un antropomorfismo “moderato” favorisca lo sviluppo industriale degli androidi destinati alla sostituzione dell’umano in contesti lavorativi o dedicati alla cura di anziani o pazienti non indipendenti, oggi conviene spingersi su una frontiera tecnologicamente adiacente ma culturalmente più scivolosa: quella dei sex robot. A differenza dei precedenti, questo è un ambito che, più di altri, rende evidente come l’antropomorfismo non sia un semplice esito tecnologico, ma una condizione di accettabilità commerciale.
