Sarà per un’altra volta, forse

Avessi avuto tempo – cioè denaro – mi sarei gettato nella mischia. Avrei scritto per Zafferano un articolo introduttivo di cui avevo già un buon titolo («L’antifascismo come reddito di cittadinanza») e un secondo pezzo per chiarire, innanzitutto a me stesso, se fosse peggio andare al Salone del Libro di Torino o alla Biennale d’arte di Venezia (quest’anno i due eventi si sono accavallati per qualche giorno) oppure inforcarli entrambi, a rischio di un collasso intellettuale e fors’anche fisico, per portare a casa un masochista reportage occidentale-orientale in stile gonzo.

E’ notte e non lo sappiamo

Un poco malmesso di salute, impossibilitato al viaggio quantunque breve, troppo snervato per lavorare su altre cose, ho trascorso l’ultimo primo maggio a rileggere un romanzo ambientato nel 1944, scritto sul finire degli anni Cinquanta e pubblicato da Gallimard nel 1960: Nord di Louis-Ferdinand Céline.

E lavorando cantava

Durante un veloce passaggio dalla mia cittadina natale ho incontrato un vicino di casa di quand’ero piccolo. Un uomo dall’animo semplice e prudente, di poche parole ma non introverso, affabile, sereno, ormai ultrasettantenne.

La ragazza con la treccia posticcia

Non è vero che i politici d’oggi siano più ignoranti che in passato, essi possono persino provocare, con un’unica frase o citazione, sconquassi culturali nell’esistenza di un singolo. Prendiamo quel che è accaduto a me, quattr’anni fa.

Lo stile di vita del caos

Molto precipitoso voler avviare un articolo citando Friedrich Nietzsche. Credo che ormai, per legge non scritta, sia proibito farlo, pure tra principianti; se si ha questa tentazione la si deve sopprimere, poiché citare l’impazzito di Torino a riga uno inquadra troppo in fretta la congiuntura, si passa per liceali in fregola, e a riga dieci, procedendo per certe analogie, potrebbe saltar fuori Michel Foucault, se si è inesperti addirittura Slavoj Žižek, che ha dichiarato di recente che l’amore è più radicale del sesso, il che è vero, ma solo se non lo dice lui settantenne, e a quel punto, con Žižek a riga dieci, l’articolo è già bello che perduto.

Votare è un gesto prazzesco

Alcuni segnali deboli e già dimenticati – la statua di Indro Montanelli oltraggiata con vernice rosa e qualche corsivista un po’ miope ma sicuramente up-to-date che non è riuscito a non scrivere «che ora è più bella»;