Bussola per dossier che verranno

Ho convocato, la settimana dopo le europee, i miei collaboratori. Ci siamo messi in sala riunioni, abbiamo accomodato le caraffe d’acqua, i succhi, acceso la doppia nespresso da ufficio, il proiettore, collegato un paio di laptop e ci siamo messi a dipingere l’affresco dei prossimi due-tre anni di legislatura.

Il week end delle emozioni

Per un ex-giornalista come me, cresciuto nella seppure ondivaga incertezza della cronaca di metà Anni 70, è un sincero paradosso. Questo articolo, per scelta, non è stato preparato “sulla notizia”.

E poi, arriverà la tassa CO2 sulla bistecca di manzo

Torno su Greta Thunberg dopo le notazioni del Cameo di Riccardo Ruggeri su Zafferano 9. Thunberg dice le stesse cose che dice mia figlia, nonostante sia più vecchia di sei anni, Greta si veste (o mia figlia si veste) nello stesso modo e condividono le calze; mia figlia ha una consapevolezza ecologica nutrita nella sua scuola elementare, statale, confessionale e belga e cesellata dal precoce scoutismo per cui rispettare la natura e salvare il mondo sono stati oggetto del rito di passaggio degli scout che è la “promessa”.

Amara Brexit. Comunque finisca, please smile

Mettiamola così: appartengo a quella generazione che è stata allevata nell’immane rispetto, e poi nell’inevitabile culto, dell’Inghilterra intesa come Regno Unito nel suo complesso, nel maniacale apprendimento della lingua come idioma; e della lingua come organo nella pratica del detestabile dittongo “th”.

Trittici europei

Sentito al telefono la vigilia di Natale per quegli auguri che si possono fare solo a voce e con amicale rispetto, una delle mie più preziose fonti al segretariato del Consiglio Europeo mostrava lieve disagio quando ho buttato lì: