La prima emergenza del nostro tempo è la crisi dell'intelligenza

Ogni epoca individua le proprie emergenze. Sono portato a pensare che le sfide decisive attuali siano l'IA, la transizione digitale, le guerre, il cambiamento climatico e la crisi delle Istituzioni. Sono questioni cruciali ma, prima ancora di affrontarle, credo sia necessario interrogarsi su una domanda più radicale: “Chi è l'uomo che dovrà affrontarle?” La vera emergenza è la “crisi dell'intelligenza”, la facoltà di comprendere la realtà, discernere il vero dal falso, il bene dal male, l'essenziale dal superfluo.

La Separazione silenziosa tra generazioni

Nel passato, i rapporti tra generazioni erano spesso segnati da tensioni, scontri ideologici e battaglie culturali. Basti pensare agli anni Sessanta e Settanta: giovani in piazza a contestare i valori dei padri, adulti impegnati a difendere tradizioni e ordine. Quel conflitto – per quanto doloroso – era segno di un dialogo, di una tensione viva che, proprio nello scontro, custodiva una possibilità di incontro. Oggi il panorama è cambiato radicalmente.

Il ruolo generativo del fallimento nei processi di crescita

In un mondo dominato dalla "tirannia del risultato", dove il valore di una persona sembra coincidere esclusivamente con la sua produttività, il fallimento è stato a lungo il grande rimosso, un marchio infamante da nascondere. Tuttavia, un’analisi trasversale che unisce le riflessioni del monaco benedettino Bernard Sawicki, le ricerche psicologiche di Carol Dweck e gli studi sistemici di Amy Edmondson, rivela una verità controintuitiva: imparare a "fallire bene" non è solo una strategia di sopravvivenza, ma una delle competenze più sofisticate del nostro tempo. 

Alla ricerca della Verità nel tempo delle narrazioni

Abitiamo un tempo segnato da conquiste tecniche straordinarie e da una rapidità comunicativa senza precedenti. In pochi istanti possiamo accedere a ciò che accade dall’altra parte del mondo, accumulare dati, immagini, interpretazioni e commenti.

Eppure, proprio mentre l’informazione cresce in modo esponenziale, l’uomo contemporaneo appare sempre più disorientato. L’antica e decisiva domanda — che cos’è la Verità? — sembra oggi più elusa che affrontata. 

Scuola cattolica e scuola laica: due modelli educativi a confronto

La linea di demarcazione tra scuola cattolica e scuola laica non può essere ridotta a un semplice confine istituzionale o religioso. Essa si configura piuttosto come una tensione strutturale che attraversa tre dimensioni fondamentali dell’educazione: la finalità, l’idea di verità e il metodo educativo. Analizzare questa tensione significa entrare nel cuore del problema educativo contemporaneo, che non riguarda soltanto cosa insegnare, ma soprattutto quale idea di uomo e di conoscenza si intenda promuovere. 

Il paradosso della scuola: tra relativismo e indottrinamento invisibile

C’è una linea sottile, ma decisiva, che attraversa il mondo dell’istruzione: quella tra educazione e indottrinamento. Due concetti apparentemente vicini, spesso sovrapposti nel dibattito pubblico, ma in realtà opposti negli effetti che producono sulla mente degli studenti e, in ultima analisi, sulla società. Da un lato c’è la scuola che insegna cosa pensare: un modello fondato su certezze, risposte corrette e trasmissione di verità già confezionate. Dall’altro, quella che insegna come pensare: un laboratorio di dubbi, strumenti critici e autonomia intellettuale. 

Il vuoto tangibile della risurrezione negata

Nel cuore del dibattito culturale contemporaneo, segnato da una diffusa fiducia nell’autosufficienza della ragione, si impone con forza inattesa una riflessione di Jürgen Habermas. Non è una voce religiosa ad aprire la questione del senso, ma uno dei più autorevoli interpreti della modernità laica.