L’emergenza educativa attuale richiede una collaborazione sempre più stretta tra tutti gli attori del mondo scolastico. La fede invita ad abitare anche i luoghi profani, offrendo un servizio educativo competente e qualificato. In questo contesto, diventa essenziale promuovere un atteggiamento di apertura e dialogo, facendo della scuola uno spazio in cui la laicità della fede possa esprimersi nel rispetto e nella condivisione. L’educazione ha come fine ultimo quello di permettere alle persone di diventare adulte, autonome, libere e fiduciose nella vita. Educare a "una vita buona ispirata al Vangelo" significa far propria la Verità essenziale del messaggio cristiano.
La vita è un regalo pazzesco davanti al quale adulti e giovani non devono stare lì impalati! Dobbiamo vivere e insegnare a mordere la vita con passione, sentirla dentro. Niente ansie o muri invisibili che bloccano. Occorre buttarsi nella mischia, aprendosi agli altri come se non ci fosse un domani. Le amicizie vere sono tesori, la gente è una miniera di storie. Il mondo ha bisogno di energie e di idee fresche. Un maestro cattolico non può stare solo a guardare ma si impegna con i propri allievi per la pace, la giustizia, la solidarietà, prendendosi cura del nostro pianeta. L’insegnante, attraverso la propria materia, convince i suoi alunni a farsi sentire, per diventare quella scintilla che cambia le cose; li abitua ad usare la testa per non bere tutto quello che si dice, ad essere curiosi, a diventare un po' "sovversivi" nel senso buono: quelli che non si accontentano, che cercano sempre la verità.
La vita è un’occasione unica per lasciare il segno, non va sprecata. Gli studenti oltre che competenti devono uscire dalla scuola già testimoni che vivono con il cuore in mano, con la speranza negli occhi e la passione come motore. Per questo la scuola, quale luogo di elaborazione culturale e di costruzione di relazioni, gioca un ruolo cruciale nella crescita dei giovani e interpella la pastorale in modo originale. È possibile individuare due atteggiamenti fondamentali che caratterizzano l’azione educativa del professionista cristiano: il "chinarsi" e il "sollevare". Questi due movimenti esprimono in maniera autentica la "logica dell’Incarnazione" e il cuore della pedagogia evangelica.
Chinarsi significa incrociare lo sguardo dell’altro con amorevolezza e ospitalità. Per realizzarlo, è necessario porsi alla stessa altezza della persona che si desidera educare, con un atteggiamento di profonda maturità e disponibilità interiore. L’educazione deve partire dai bisogni dell’altro, evitando ogni forma di manipolazione e promuovendo il rispetto reciproco. L’amorevolezza è un principio fondamentale per creare un ambiente affettivo attorno ai giovani, mostrando un interesse autentico per la loro crescita. Generare fiducia è vitale, poiché è proprio la fiducia che permette a ogni persona di svilupparsi pienamente. Essere ospitali significa adottare uno "sguardo di fede" sulla realtà, riconoscendo il processo di salvezza all’opera anche nel contesto scolastico.
Sollevare rivela il desiderio di promuovere la crescita attraverso progetti scolastici che donino vita e speranza. Progettare è essenziale: se non siamo noi a costruire percorsi educativi ispirati al Vangelo, saranno altri a farlo, forse seguendo criteri distanti dai valori cristiani. Per un cristiano educare significa testimoniare questa fedeltà, guidando le nuove generazioni con coerenza. L’ analisi della realtà da parte del credente aiuta a individuare i bisogni concreti e a costruire percorsi educativi in sintonia con l’azione di Dio nella storia. Guardare la realtà con gli occhi di Dio è il primo passo per trasformarla.
“L’educazione è sempre un atto di speranza che, dal presente, guarda al futuro. Non esiste l’educazione statica… occorre promuovere un nuovo tipo di educazione, che permetta di superare l’attuale globalizzazione dell’indifferenza e la cultura dello scarto, i due grandi mali della nostra cultura” (papa Francesco)