Si scatenò il panico negli Stati Uniti per la magistrale interpretazione di un gruppo di attori del presunto sbarco in New Jersey degli alieni, tecnicamente più progrediti di noi e intenti a sterminarci con “raggi della morte”. In particolare, in una chiamata un uomo chiese proprio: “A che ora è la fine del mondo?”.
La fine del mondo è un termine che usiamo anche per un qualcosa di bellissimo e avvincente, ma letteralmente sarebbe la fine del nostro pianeta, l’Apocalisse di biblica memoria. A me con voi interessa intenderla invece come la fine della civiltà umana. La possiamo subire o la possiamo causare noi stessi. Potrebbe anche significare una trasformazione radicale piuttosto che un vero e proprio annientamento.
La singolarità tecnologica, di cui già vi ho accennato, è un concetto ipotetico secondo cui il progresso tecnologico, in particolare nell’ambito dell’intelligenza artificiale, potrebbe raggiungere un punto in cui diventa incontrollabile e irreversibile, portando a cambiamenti imprevedibili nella società umana. Questa idea è spesso associata al momento in cui un'IA, definita in gergo tecnico “generale”, supererà l’intelligenza umana, innescando un'accelerazione esponenziale dello sviluppo tecnologico.
Alcuni futuristi, come Ray Kurzweil, vedono la singolarità come un'opportunità per migliorare la condizione umana, attraverso il transumanesimo e la fusione tra uomo e macchina. Altri, come Nick Bostrom, avvertono che un'IA superintelligente potrebbe rappresentare un rischio esistenziale, specialmente se i suoi obiettivi non fossero allineati con quelli dell’umanità.
Mediamente, una specie vive un milione di anni. Il problema è che attualmente la biodiversità si riduce a un ritmo da 100 a 1000 volte più elevato rispetto al ritmo naturale e questo è principalmente causa nostra. In Natura paga la resilienza. La fotosintesi e i suoi prodotti vegetali sono qui sulla Terra da 3 milioni di anni. L'Homo sapiens è nato invece circa 200.000 anni fa in Africa orientale, in particolare in quella zona che oggi comprende Etiopia, Kenya e Tanzania. Brucia però le tappe. Sta andando veloce, molto veloce. Troppo?
Scenari apocalittici legati alla singolarità includono il dominio dell’IA, l'estinzione biologica dell’uomo, la creazione di una realtà post-umana incomprensibile per noi oggi, il classico ma attualissimo pericolo di una guerra termonucleare, un nuovo virus naturale o sintetico che ci fa fuori tutti, un meteorite che dopo tanti falsi allarmi cilindra in pieno il pianeta, ecc. ecc.
In una serie di editoriali vi porterò a spasso tra le possibili fini dell’umanità per valutare insieme quanto siamo veramente “a rischio”. Mi interessa poi in particolare studiare l’interconnessione tra i rischi, fattore di moltiplicazione del pericolo.
Allacciate le cinture di sicurezza!