Notizie dagli USA


Bilaterale sull’intelligenza artificiale

Questa settimana dedico entrambe le rubriche ad un incontro cui ho appena partecipato, che metteva a confronto americani ed europei, specie italiani, sul tema dell'intelligenza artificiale. I partecipanti includevano ricercatori, imprenditori, sacerdoti, giornalisti, e politici. Il tema e’ caldo: l'intelligenza artificiale e' al centro degli investimenti dei tre blocchi economici mondiali, e molti percepiscono America ed Europa dalla stessa parte, mentre la Cina e’ l’avversario da contenere. Io invece vedo una divisione nella gestione del rischio, che accomuna America e Cina da un lato, e separa l’Europa.

L'Unione Europea dice di promuovere la standardizzazione ed omogeneizzazione dello sviluppo di questa tecnologia, ma lo fa creando una quantita' di normative per prevenire qualsiasi rischio a consumatori, aziende, pazienti e chiunque altro possa essere in qualche modo vittima del ranocchio elettronico. Il solo AI Act raccoglie 458 pagine piene di norme, che devono essere osservate attentamente prima di avviare qualsiasi progetto implementativo. Non e' sorprendente quindi che molte aziende escludano di lavorare in Europa, perche' con una tecnologia in piena evoluzione come questa, non puoi sapere se uno sviluppo iniziato oggi ti porta multe o prigione domani. Perche’ non vediamo auto e TIR a guida autonoma nelle citta’ europee?

Al contrario l'approccio americano e' quello di sviluppare l'applicazione, vedere se crea dei problemi, e solo in quel caso andare a scrivere la normativa per evitare simili episodi in futuro. Adesso molte citta’ hanno i taxi a guida autonoma e la Kodiak ha gia’ accumulato 150.000 miglia con i suoi camion robotizzati, dimostrando 30% di riduzione dei consumi ed ottenendo uno sconto del 40% dalle assicurazioni. In questo istante auto e camion a guida autonoma hanno percorso un numero sufficiente di miglia per darci la ragionevole certezza che rispettano i limiti e fanno molti meno incidenti dei conducenti bipedi. Non c’e’ ancora una legge federale che regoli questi trasporti, proprio perche’ non si sono visti problemi di cui preoccuparsi. S’e’ lasciato ai singoli stati la facolta’ di stabilire norme locali in caso di bisogno, ma altrimenti e’ un libera tutti, e l’adozione di questa tecnologia aumenta notevolmente.

Dalla percezione e gestione del rischio e’ un attimo passare all’etica del ranocchio elettronico. E’ sempre interessante sentire sacerdoti che pontificano sull'intelligenza artificiale, chiedendo che la tecnologia sia giusta, faccia il bene del genere umano e specialmente non causi danni. Come sempre accade in queste conferenze, ci sono sacerdoti cristiani ma assenti quelli di altre religioni. In Arabia Saudita sono molto preoccupati di questa esclusione, banalmente perché l'etica musulmana porta a criteri diversi da quelli tipicamente occidentali, ad esempio per la concessione di prestiti e mutui. Se sviluppo un robot per la valutazione del rischio di mutuo sulla casa, ed oltre alla normativa di legge aggiungo criteri mussulmani per definire quale prestito sia giusto e quale no, la cosa si complica. Quando si va sui valori derivanti dalle religioni, o da considerazioni filosofiche complesse, il tema di fa duro.

Concetti ebrei come il tikkun olam che enfatizza la responsabilita’ di riparare e migliorare il mondo, il pikuach nefesh di prioritizzare la vita umana sulle resposabilita’ religiose, o musulmani come la virtu’ (Auda J. Herndo, “ Maqāṣid al-Sharʿīah as philosophy of Islamic law: a systems approach” 2008.) che guida la scelta delle priorita’ prima di prendere una decisione, non sono presenti nell’etica cristiana. Cosa vogliamo fare, saltarli a pie’ pari? Internet e’ nato per aiutare la comunicazione tra i popoli: se vogliamo inserire l’etica nelle nuove tecnologie digitali e poi mettiamo solo quella che conosciamo, non facciamo una ciambella col buco.

Personalmente raccomando l’adozione dell’etica utilitaristica, che giudica la correttezza di una scelta in base alle sue conseguenze e cerca di far bene per il piu’ alto numero di persone. E’ quella piu’ semplice per il ranocchio elettronico, che la vede come una funzione di ottimizzazione e non richiede vincoli complessi. In questo momento di evoluzione rapida dell’intelligenza artificiale, credo che dare pochi e chiari principi sia meglio che inchiodarsi su 458 pagine. 

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Zafferano

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In questo numero hanno scritto:

Umberto Pietro Benini (Verona): salesiano, insegnante di diritto e di economia, ricercatore di verità
Angela Maria Borello (Torino): direttrice didattica scuola per l’infanzia, curiosa di bambini
Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
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Barbara Nahmad (Milano): pittrice e docente all'Accademia di Brera. Una vera milanese di origini sefardite
Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro
Guido Saracco: già Rettore Politecnico di Torino, professore, divulgatore, ingegnere di laurea, umanista di adozione.