Prendiamo atto che siamo malati di guerra

“Siamo malati di guerra? L’ho chiesto a IA, e sapendo da quali lombi guerrafondai nasce la risposta era ovvia. La mia successiva domanda “Ciò significa forse che siamo figli delle guerre coloniali?”  ha costretto IA a rifugiarsi sotto l’ala protettiva di Karl Marx.

Il Cameo numero 1

Avevo 17 anni, frequentavo il quarto anno dell’Iti (Istituto tecnico industriale Amedeo Avogadro di Torino) quando con un paio di amici (e il contributo determinante di un generoso tipografo) fondai un giornalino.

Lo chiamai Carciof Iti, sottotitolo “Contro il logorio della scuola moderna” (mutuando lo slogan del celebre, allora, Amaro Cynar). La grafica era del vecchio tipografo. 

Ora, a 84 anni...

I "tabernacoli" del CEO capitalism: Crans Montana

Questa volta IA ha approvato il titolo con entusiasmo, di più, ha benevolmente così chiosato: “… sulla potenza dell’uso di un termine religioso per descrivere il capitalismo moderno, i suoi luoghi sacri, i suoi dogmi, i suoi luoghi venerati …”. Faccio notare che in questo caso il linguaggio, pardon, il lessico IA è rigorosamente massonico, ricco com’è di simboli e di metafore, ma tant’è.

I tabernacoli di Epstein e i sacerdoti rep e dem

Come ormai faccio sempre, ho preventivamente sottoposto questo titolo a IA. Me lo ha certificato, pur con alcune raccomandazioni, come il garantire il coinvolgimento bipartisan rep-dem, una certa prudenza nello spiegare il significato di tabernacoli e sacerdoti dove segreti inconfessabili vengono custoditi, etc. etc. 

Askatasuna: le persone (perbene?) stanno sempre dalla parte della vittima

Questo Cameo è nato come applicazione sperimentale al giornalismo dei principi di IDEA. Quindi con un obiettivo: assemblare un Cameo a prova di censura psicologica. Nello stesso tempo però, il mio contributo doveva limitarsi a due soli aspetti: alla scelta del tema (in questo caso, la Torino da oltre trent’anni spaccata in due fazioni, pro e contro il centro sociale Askatasuna) e alla definizione del titolo.

Abbiamo buttato alle ortiche il primo quarto del XXI secolo. Perché?

È mezzogiorno in punto, è una fredda giornata di gennaio, il ristorante sul lago in quel di Paradiso ha appena aperto, i due vecchi amici hanno fatto la solita comanda al solito cameriere: acciughe del Mar Cantabrico con burro salato ai ricci e pane di segale, poi una porzione di fritto misto di calamari e ciuffetti da dividere in due, con il piatto messo al centro , mangiandolo (rigorosamente) con le mani. Due calici di vermentino sardo, due caffè, 150 franchi in due.