Né uomini né consumatori

Giù il virus ma su le frontiere, e non per motivi sanitari. Da oggi 3 giugno i confini italiani sono teoricamente aperti in entrata e in uscita, ma grande, grandissima è la confusione sotto il cielo d'Europa (più in là non ci spingiamo).

Il colore verde

L'argomento non è dei più interessanti, spiace persino parlarne, ma è un'ulteriore occasione per mettere alla prova il proprio essere apòti e per fare un po' di amarcord da vecchi reporter. 

Ripartire dalla vergogna

La vergogna è un sentimento desueto in Italia e anche altrove. Non la si prova più, ce la si vieta, si soffoca sul nascere il minimo accenno di rossore per la propria condizione, per il proprio passato, per le proprie azioni...

L'alibi di un virus

Domenica scorsa dopo pranzo, durante una piacevole telefonata transatlantica, un mio caro amico, rimasto bloccato a New York dal lockdown, ha fatto questa osservazione: "Non ci credo - proprio non ci credo - che uno stop di 60 giorni possa far crollare un intero mondo. Se così fosse, significa solo una cosa: che anche prima era marcio dalle fondamenta".

Lettere a nessuno

Dal diario del Signor Direttore. Lunedì 13 aprile.

Si capisce che la situazione è grave perché tutti scrivono a tutti, puntando ogni volta sul cavallo sbagliato. Sarà la solitudine da Coronavirus. Ad esempio, oggi mi hanno girato una lettera pubblica in cui il firmatario chiedeva a Matteo Renzi di iniziare il “Conte alla rovescia”...

La nazione del meno peggio

A un amico ho chiesto per chi avrebbe votato se fossimo andati alle urne in questi giorni, pure in mezzo alla pandemia. Mi ha risposto addirittura al plurale, con tono da osteria: "Turiamoci il naso e votiamo Giorgetti".

Se il virus ti fa green e altre storie fantastiche per uomini stanchi

Dal diario del Signor Direttore. Settimana dal 30 marzo al 3 aprile.

Mercoledì 1 aprile.
Da quando è iniziata la clausura sto lavorando il doppio, con notti che si vanno assottigliando e molto telelavoro distribuito in tutti gli angoli della giornata. Un po' come il fruttivendolo che ho incontrato ieri, che mi ha detto: "In due settimane abbiamo fatto come Natale".