La drôle de guerre della Lega, il whisky, i refusi, il virus

Dal diario del Signor Direttore. Settimana 23-27 marzo.

Tocca andare di corsa anche questa volta, più della precedente. Non c'è mai tempo di cesellare articoli stile Rabelais, alla Fatto, al Foglio, paginoni Corsera / Lettura, di diventare un pensatoio stile Rep, di muoversi agilmente tra la Verità e il Dubbio, di metter giù un Manifesto (nel nostro caso, sarebbe in stile futurista). Che ne sarà di Zafferano? Non saperlo è il suo bello.

Un anno con Cergoly

L’anno scorso ho ricevuto in dono, a poche settimane l’uno dall’altro, due libri di cui mi piacerebbe parlare ai lettori di Zafferano.
Il primo titolo è arrivato a me dopo aver corso il rischio di smarrirsi per sempre. Ha impiegato più di un mese per risalire – via posta ordinaria, non tracciata – la costa adriatica orientale, da Spalato fino al Ticino.

La sfida dei caratteri

Un paio di mesi fa, esattamente sulla linea di confine tra Germania e Polonia, sono entrato in una vecchia libreria gestita da una donna piuttosto eccentrica che probabilmente trascorreva gran parte della sua vita in negozio (aveva collocato un grosso frigorifero accanto al registratore di cassa e si vedevano bottiglie di vino del Reno sparse ovunque tra periclitanti colonne di libri).

In Germania senza giornali

Stavo valutando la stesura di un articolo intitolato «Nuovo umanesimo per classi subalterne» ma il tempo è quello che è e poi – questo è un parere da dottore in niente – varrebbe davvero la pena scrivere un dettagliato testo tra storia, filosofia e politica per dimostrare che sotto la raffinata etichetta «nuovo umanesimo» c’è l’antica fregatura di sempre, solo un po’ più «digital», un po’ più «trans» (-umanista, beninteso) e un po’ più tanto pericolosa, e financo letale in quel modo soft e totalitarista che ormai tutti hanno sgamato ma di cui nessuno ha saputo, finora, trovare il disinnesco?