Aldilà dei grandi capolavori, vi erano frammenti di vita di artisti colti nel loro studio, mentre lavoravano o riflettevano, in particolare Hermann Nitsch, Emilio Vedova e Alberto Burri. Fotografie molto intense, che catturano l’emozione negli occhi di quelle importanti figure, ma anche la concentrazione nel momento in cui si mette mano all’opera, il lavoro vero. Difficilmente la fotografia riesce a cogliere così bene attimi del genere, forse perché bisogna conquistarsi la fiducia dell’artista, e poi farsi da parte.
Soprattutto mi hanno fatto fare un tuffo nel passato le foto di Nitsch, perché mi sono ricordata della performance che aveva fatto all’apertura del nuovo spazio di Enzo Cannaviello, con il quale lavoravo, in Via Stoppani. L’artista viennese era già un po’ vecchio, almeno, io lo vedevo così allora, ma aveva dimostrato un’energia incredibile, fuori dal comune. Ho sempre amato il suo lavoro così ostico, così difficile. Negli anni ’60 faceva parte del gruppo dell’Azionismo viennese, con Günter Brus, Otto Mühl e Rudolf Schwarzkogler , artisti durissimi, che non facevano sconti a nessuno: lui stesso fu più volte arrestato per le sue performance. Costretto a trasferirsi per qualche tempo in Germania, al suo ritorno comprerà il Castello di Prinzendorf che diventerà il palcoscenico di vere e proprie azioni dal titolo “Das Orgien Mysterien Theater”, il Teatro delle Orge e dei Misteri. Azioni estreme che coinvolgevano persone e animali, poi sacrificati nel momento della performance, azioni piene di sangue e di viscere, che coinvolgevano anche l’aspetto sessuale e che ricordavano le orge dedicate al dio Dioniso, nell’antichità.
L’idea di Nitsch era quella di avvicinare gli spettatori, che seguivano le performance anche per vari giorni, ai misteri della vita e della morte, nell’ebbrezza, nella nudità, nel sangue: in riti collettivi basati sulla liturgia e sul sacro, come anche la crocefissione. Erano momenti che portavano i partecipanti ad esplorare le parti più buie del loro essere, generalmente represse nel consesso sociale, per poi accedere ad una catarsi, una sorta di inaspettata ascesa alla spiritualità. Eccezionali sono le opere pittoriche, alcune di esse anche di impianto installativo, prodotte dall’artista con il colore e con il sangue, sui teli bianchi su cui si svolgevano le azioni. Un aspetto della prassi artistica pericoloso e potente.
