Tecnosofia


L’Europa dei tabernacoli perderà anche il treno dell’IA

Perché l’Europa, che dispone di università eccellenti, industrie sofisticate e un mercato di 450 milioni di persone (13% dell’economia mondiale), non ha prodotto Google, Nvidia o OpenAI? La risposta precede la tecnologia. Manca una visione politica coerente.

Ventisette Stati continuano a difendere prerogative, campioni e interessi nazionali, mentre Stati Uniti e Cina decidono su scala continentale. Il rapporto Draghi lo dice senza diplomazie: l’Unione è diventata più grande, i giocatori con diritto di veto sono aumentati e le procedure nate per un’altra epoca non consentono più di reagire alla velocità delle crisi. Non sorprende che negli ultimi cinquant’anni in Europa non sia nata da zero alcuna impresa oggi valutata oltre 100 miliardi di euro, mentre negli Stati Uniti ne sono nate sei che hanno superato il trilione.

La seconda debolezza sono gli investimenti. Nel 2024 l’Unione ha destinato alla ricerca e sviluppo il 2,24% del PIL, contro il 3,45% degli Stati Uniti e il 2,58% della Cina; l’Italia, tra le pecore nere, si ferma attorno all’1,4%. Intanto la protezione sociale assorbe il 27,3% del PIL europeo e, in Italia, quasi il 60% di questa spesa è rivolto a vecchiaia e superstiti, a trattare rese più che a investire nel futuro. Attenzione, il welfare non è il nemico dell’innovazione, ma è una conquista europea. Ma un welfare poco selettivo, sbilanciato e incapace di prevenire i bisogni finisce per consumare le risorse che dovrebbero renderlo sostenibile. Senza produttività, ricerca e nuove imprese, lo Stato sociale diventa una macchina che conforta il passato ipotecando il futuro.

La terza zavorra è la burocrazia. Oltre il 60% delle imprese europee considera la regolazione un ostacolo agli investimenti; il 55% delle piccole e medie aziende indica vincoli normativi e amministrativi come la difficoltà principale. Le regole sono necessarie, soprattutto nell’IA, ma quando autorizzazioni, bandi e controlli si sovrappongono, la prudenza diventa paralisi. Nell’innovazione, una decisione perfetta presa tre anni dopo è spesso una decisione inutile.

C’è infine una malattia meno misurabile ma decisiva: l’autoprotezione dei vertici. Riccardo Ruggeri chiama “tabernacoli” quei luoghi opachi nei quali istituzioni e grandi aziende custodiscono rendite, segreti, complicità e carriere. Per non sbagliare si moltiplicano comitati, consulenti e firme; la responsabilità si distribuisce fino a scomparire. Nessuno decide, nessuno è colpevole, nulla cambia.

La proposta IDEA di Ruggeri parte da qui e prescrive di togliere l’inutile, “accecare i tabernacoli”, ridefinire la delega e restituire a persone riconoscibili il potere e il dovere di decidere per il bene di tutti. Non è un invito all’autoritarismo, ma il tentativo di rendere compatibili il controllo democratico e l’“execution”. Non vedo altra via credibile. La democrazia stabilisce gli obiettivi, i limiti e la trasparenza. Strutture snelle, competenti e responsabilizzate devono poi agire rapidamente, rendendo conto dei risultati.

Il rapporto Draghi stima che all’Europa servano almeno 750-800 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi ogni anno per recuperare il treno dell’IA. Ma il denaro non basterà se verrà versato nelle stesse tubature intasate. Per recuperare nell’IA occorrono una strategia comune, capitale paziente, appalti europei e poteri esecutivi chiari. Soprattutto, occorre smontare i tabernacoli. La rapidità, se unita alla responsabilità, non è nemica della democrazia. È la sua principale difesa. Il treno dell’intelligenza artificiale non aspetta che ventisette capistazione trovino l’unanimità e non tollera più che vassalli e valvassori preservino sé stessi.

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In questo numero hanno scritto:

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