Il Cameo


Chi non è al tavolo di IA è nel menu. I professori

Un Cameo di  Riccardo Ruggeri e Giovanni Semeraro

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Quando creai Zafferano, per il linguaggio mi ispirai a Nicolás Gómez Dávila. Secondo il genio colombiano (1913-1994) – lesse e scrisse in continuazione, senza mai allontanarsi dalla sua casa in stile Tudor alla periferia di Bogotà – esistevano solo due modi di scrivere, una maniera lenta e minuziosa, una breve ed ellittica.

Senza saperlo avevo sempre adottato la seconda maniera, modalità oltretutto coerente con il mondo del XXI secolo, quello di IA. Per tutta la vita, specie professionale, il mio era stato un mondo di sintesi, di appunti, di frammenti, di decisioni fulminanti, dove mi trovavo a mio agio; secondo Dávila il frammento è espressione del pensiero onesto. Questa fu una delle poche cose che con lui condivisi.

Dávila, da vecchio reazionario, non capì che il suo mondo, secondo la sua stessa analisi critica, nato della confluenza di tre cause – l’espansione demografica, la propaganda democratica, la rivoluzione industriale - era finito, non perché era passato, come sosteneva con amarezza, dall’età dell’oro a quello della plastica, ma perché la demografia aveva cambiato segno, la finta democrazia occidentale (ad usum patriziato) stava diventando ovvia autocrazia, la rivoluzione digitale avrebbe preso il posto di quella industriale. Così è andato.

L’arrivo di IA nella scuola, nelle Università sta assumendo la forma della grandinata. Di colpo, ti accorgi che tutto il sapere è disponibile, gratuitamente, per imparare devi solo studiare. Il monopolio millenario delle università sta cadendo, la retta non compra più conoscenza, compra una certificazione. Certifica i conformi, i disciplinati, perché i programmi di studi non sono più il traguardo ma semplicemente il pavimento.

Ci rendiamo conto che IA si è impossessata di tutti i nostri saperi? L’auto apprendimento sta facendo passi da gigante, nello stesso tempo i docenti modificheranno il loro ruolo, in prospettiva saranno come il canonico alsaziano Joseph Vogel, il gesuita Sebastiano Sanchini per Giacomo Leopardi. Dopo dieci anni furono abbandonati da Giacomo, dopo aver loro spremuto tutto il possibile, per seguire l’autoformazione attraverso l’immensa biblioteca del padre. Ognuno di noi oggi possiede tutte le biblioteche del mondo, e non costano nulla. I nati plebei, non hanno più scuse, se lo vogliono possono vivere, culturalmente, da patrizi.

Ma la grandinata distrugge e al contempo (schumpetarianamente) fertilizza. I patrizi dell’istruzione – quelli che per secoli hanno tenuto il sapere sottochiave, distribuendolo col contagocce dietro pagamento di rette, esami, titoli – pensano che IA sia uno strumento. Non hanno capito ciò che è diventato: un cambio di regime.

Il professore che sopravviverà non sarà quello che sa più cose, ma quello che saprà stare accanto a chi impara. Il Vogel e il Sanchini di Leopardi non erano ignoranti: erano limitati dal fatto di essere l’unica fonte disponibile. Quando Giacomo trovò la biblioteca del padre, li lasciò senza rancore. Semplicemente, non servivano più come porta d’accesso al sapere. Servivano, forse, come compagnia.

Ecco il nuovo ruolo del docente: non custode, ma orientatore. Non fonte, ma bussola. Chi non capisce questa distinzione sarà sostituito - non da IA - ma dall’indifferenza degli studenti.

Il plebeo del XXI secolo non deve più emigrare per studiare, non deve più comprare libri che non può permettersi, non deve più sperare in una borsa di studio. Deve solo volere. La biblioteca del mondo è adesso tutta nel suo smartphone. Costa meno di un caffè al giorno. Parla tutte le lingue. Non chiude mai.

Dávila aveva ragione su una cosa: il frammento è espressione del pensiero onesto. Aveva torto sul resto. La modernità che tanto disprezzava stava, senza che lui lo vedesse, fabbricando qualcosa di inatteso. Non la restaurazione dell’ordine antico che lui sognava, tecnicamente impossibile. Qualcosa di più sovversivo e democratico: il sapere senza Padroni. Prosit!

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6) continua

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In questo numero hanno scritto:

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Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
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Giulio Paci (Pistoia): scrittore, poeta, saggista. Laureato In Scienze Filosofiche.
Guido Saracco: già Rettore Politecnico di Torino, professore, divulgatore, ingegnere di laurea, umanista di adozione.