Musica in parole


Cento anni di Turandot

Per la “principessa di ghiaccio” il sipario del Teatro alla Scala si alzava la prima volta nel 1926. Giacomo Puccini si era spento due anni prima lasciando incompiuta la sua opera “Turandot”.

Nel 2026 un po’ in tutto il mondo si celebra il centenario di questo capolavoro che continua a incantare il pubblico di ogni continente. Se i teatri di New York, Sydney e Londra lo hanno già festeggiato, altri si preparano a presentarla e l’Opéra Bastille di Parigi l’ha in programma a fine anno.

In Italia l’apice dei festeggiamenti è previsto per quest’estate e prima di tutto va menzionato il 72° Festival Puccini di Torre del Lago, nel luogo tanto caro al Maestro e cuore pulsante delle celebrazioni.

Al Festival l’opera è in scena con il sontuoso allestimento nato nel 2008.

Il melodramma è in programma anche nel cartellone di luglio del Teatro di San Carlo di Napoli e all’Arena di Verona dove grande è l’attrattiva: la notte veronese si illumina trasformando l’anfiteatro romano nel perfetto palcoscenico per una produzione kolossal della “Turandot”, presentando la spettacolare regia e l’allestimento fiabesco che fu ideato da Franco Zeffirelli.

Permettetemi infine di menzionare un omaggio del tutto particolare: la vera sorpresa, capace di dimostrare quanto quest’opera pucciniana sia radicata nell’immaginario collettivo, è arrivata dalle edicole. Il settimanale “Topolino” ha celebrato il centenario con una straordinaria parodia disneyana, “Zio Paperone e gli enigmi di Turandot”: Zio Paperone incontra il Maestro Puccini col quale si cala nell’atmosfera orientale della mitica protagonista.

La vicenda resta una delle più affascinanti del melodramma. La crudele principessa impone tre enigmi ai suoi pretendenti, condannando a morte chiunque fallisca nel risolverli. Il principe Calaf, giunto in incognito, supera la prova ma offre a Turandot una via d’uscita: se lei scoprirà il suo nome prima dell’alba, lui accetterà il patibolo. Poi, con la luce del giorno è Calaf stesso a rivelare la propria identità alla principessa e alla fine è un suo bacio appassionato a sciogliere il cuore di ghiaccio di Turandot, che supera così la sfida più difficile: vincere la paura di amare. La principessa davanti al suo popolo riunito dichiara che il nome dello straniero è uno solo: Amore.

Questa in estrema sintesi la storia dell’opera di Puccini, ricordiamo incompiuta - ultimata nel finale dal compositore Franco Alfano - che alterna momenti di grande magnificenza delle scene di massa con l’intimità dolorosa di arie come la celeberrima “Nessun dorma”. Fra i tanti interpreti di prestigio Luciano Pavarotti ha reso il pezzo un fenomeno di massa globale e ve lo ripropongo qui nell’ultima esibizione pubblica del grande tenore, a Torino, per la cerimonia di apertura delle Olimpiadi 2006.

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Zafferano

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In questo numero hanno scritto:

Umberto Pietro Benini (Verona): salesiano, insegnante di diritto e di economia, ricercatore di verità
Angela Maria Borello (Torino): direttrice didattica scuola per l’infanzia, curiosa di bambini
Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
Giovanni Maddalena (Termoli): filosofo del pragmatismo, della comunicazioni, delle libertà. E, ovviamente, granata
Barbara Nahmad (Milano): pittrice e docente all'Accademia di Brera. Una vera milanese di origini sefardite
Giulio Paci (Pistoia): scrittore, poeta, saggista. Laureato In Scienze Filosofiche.
Guido Saracco: già Rettore Politecnico di Torino, professore, divulgatore, ingegnere di laurea, umanista di adozione.