Non è l’unico caso di musicista alle prese con tavolozza e pennello, ma per Schönberg la pittura rappresentò davvero il modo in cui le stesse tensioni espressive della sua musica trovarono una forma visiva.
Tra il 1906 e il 1912, negli anni in cui il suo linguaggio musicale abbandonava progressivamente la tonalità tradizionale, aprendo la strada alla futura tecnica dodecafonica, Schönberg realizzò centinaia di dipinti, acquerelli e disegni che dimostravano il chiaro intento di rappresentare un mondo interiore fatto di emozioni, inquietudini e paure.
Fra i soggetti più ricorrenti emergono i celebri “Sguardi” (“Blicke”) - di cui “Lo sguardo rosso” fa parte - cioè una serie di volti dagli occhi spalancati tra cui compaiono autoritratti che sembrano fissare lo spettatore con intensità quasi ipnotica.
L’attività pittorica di Schönberg attirò l’attenzione di Wassily Kandinsky e i due avviarono una fitta corrispondenza, accomunati dalla convinzione che arte e musica dovessero esprimere dimensioni spirituali più profonde rispetto alla rappresentazione della realtà. Kandinsky invitò Schönberg a partecipare alle esposizioni del gruppo Der Blaue Reiter, riconoscendo nella sua pittura la stessa forza innovativa che caratterizzava la sua musica.
In effetti, per il compositore musica e pittura non erano attività separate bensì due manifestazioni della medesima ricerca. Nei suoi dipinti i volti inquietanti non intendono raffigurare la realtà ma coinvolgere lo spettatore in un’esperienza emotiva intensa, analoga a quella suscitata dalla sua musica atonale.
Significativo infine che molte opere pittoriche coincidano cronologicamente con composizioni fondamentali, ad esempio “Erwartung”, monodramma del 1909 che racconta l’esperienza drammatica di una donna che vaga di notte in una foresta.
Ve ne propongo qui un breve estratto da confrontare con alcuni dipinti di Schönberg raccolti in questo video: apre la selezione “Lo sguardo rosso” del 1910.
