LA Caverna


Il tempo abbreviato: l’arte di abitare l’essenziale nell’epoca della distrazione

Viviamo nell'epoca che promette tutto: salute prolungata, giovinezza rallentata, tecnologie e algoritmi che organizzano la vita meglio di noi. Eppure abbiamo l'impressione che il tempo ci sfugga. Da sempre l'uomo desidera una vita serena, una notte senza inquietudini, un'esistenza finalmente riconciliata con se stessa.

Già il poeta latino Marziale descriveva la felicità come una misura fatta di affetti, sobrietà e pace interiore, ben sapendo quanto fosse fragile quell'equilibrio. (Epigrammi, 10,47) La modernità ha creduto di poter trasformare quella nostalgia in un progetto. Il progresso scientifico, la crescita economica, la tecnica e l'organizzazione razionale della società avrebbero dovuto liberarci dall'insicurezza.

Molti risultati sono stati straordinari e sarebbe ingiusto negarlo. Ma quando il benessere ha smesso di essere uno strumento ed è diventato un fine, quando il mezzo si è trasformato in idolo che pretende sempre un sacrificio, è nato “il problema”. La promessa era la felicità; il risultato è una stanchezza diffusa che attraversa tutte le generazioni. L'autore dell'Ecclesiaste aveva già dato un nome a questa fatica: «correre dietro al vento», cioè spendere la vita per trattenere ciò che, per sua natura, non può essere trattenuto. La crisi del nostro tempo nasce perché abbiamo assolutizzato ciò che è relativo, abbiamo chiesto al finito di riempire un desiderio infinito. Successo, prestigio, ricchezza, perfino la giovinezza: tutto è destinato a passare. Il problema è chiedere loro ciò che non possono dare: una felicità assoluta. Quando l’apostolo Paolo scrive ai Corinzi che «la figura di questo mondo passa» (1Cor 7,29), non invita a fuggire dalla storia né a disprezzare le realtà terrene ma restituisce loro la giusta misura. Se tutto passa, nulla può essere idolatrato. Il lavoro è importante, ma non è Dio. Il successo può essere una benedizione, ma non definisce il valore di una persona. Gli affetti sono il cuore della vita, ma nemmeno l'amore può diventare possesso. Anche il dolore che, quando arriva, sembra occupare tutto l'orizzonte, non ha l'ultima parola. La vera libertà nasce quando smetteremo di chiedere al tempo ciò che solo l'eternità può offrire. Questa prospettiva trova una straordinaria profondità nelle pagine delle Confessioni di sant'Agostino. Il tempo non è soltanto il susseguirsi degli istanti ma il luogo in cui l'anima vive, ricorda, spera e decide.

Il passato sopravvive nella memoria, il futuro nell'attesa, il presente nell'attenzione. Il tempo è l'officina nella quale si costruisce la persona. (Confessioni XI) Proprio perché il tempo è limitato, ogni istante acquista un peso enorme. La nostra cultura, invece, tende a neutralizzare il limite. Nasconde la vecchiaia, rimuove la morte, promette possibilità infinite, alimenta l'illusione che ogni decisione possa essere rimandata. Ma una vita senza limiti diventa facilmente una vita senza scelte definitive. Il limite non è il nemico della libertà. Solo chi sa che il tempo non gli appartiene può imparare ad abitarlo. Solo chi accetta la precarietà delle cose può amarle senza trasformarle in idoli. Solo chi rinuncia a possedere scopre la gioia del dono. Una delle provocazioni più attuali del cristianesimo non è vivere meno nel mondo, ma viverci diversamente. Amare senza possedere. Costruire senza credersi indispensabili. Lavorare con passione senza fare del successo un assoluto.

Impegnarsi nella storia senza pretendere di salvarla con le proprie forze. Qui si gioca l'Eterno. Non nei grandi eventi, ma nella trama ordinaria dei giorni, in una parola di perdono, in una fedeltà mantenuta, in un gesto di misericordia, in una scelta di verità quando sarebbe più facile mentire. L'Eternità non si misura con la durata, ma con l'intensità dell'amore. Solo in questa prospettiva il tempo non è più un nemico che divora ogni cosa, ma il grembo dell'Eternità. Nulla di ciò che è stato vissuto nell'amore va perduto. Il tempo passa ma proprio questa fragilità è la sua grandezza. Ogni istante che svanisce ci consegna la domanda che nessuna tecnologia potrà mai eliminare: che cosa, di ciò che stiamo vivendo oggi, merita davvero di durare per sempre?

Questa è la domanda decisiva che può restituire profondità alle nostre giornate. Il tempo non è un bene da consumare né un nemico da sconfiggere ma il dono nel quale l'Eternità bussa, silenziosamente, alla porta della nostra libertà.

© Riproduzione riservata.
Zafferano

Zafferano è un settimanale on line.

Se ti abboni ogni sabato riceverai Zafferano via mail.
L'abbonamento è gratuito (e lo sarà sempre).

In questo numero hanno scritto:

Umberto Pietro Benini (Verona): salesiano, insegnante di diritto e di economia, ricercatore di verità
Angela Maria Borello (Torino): direttrice didattica scuola per l’infanzia, curiosa di bambini
Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
Barbara Nahmad (Milano): pittrice e docente all'Accademia di Brera. Una vera milanese di origini sefardite
Giulio Paci (Pistoia): scrittore, poeta, saggista. Laureato In Scienze Filosofiche.
Guido Saracco: già Rettore Politecnico di Torino, professore, divulgatore, ingegnere di laurea, umanista di adozione.