Giovane studente della Juilliard School di New York, si può dire che Davis trovò parte della sua formazione nei club di Harlem e sviluppò presto uno stile personale. Aprì la strada al cool jazz con l’album “Birth of the Cool”, esplorò territori orchestrali negli anni Sessanta per poi rinnovarsi ancora e ancora intuire il futuro con la creazione di “Bitches Brew”, disco manifesto della jazz fusion che avrebbe influenzato generazioni di musicisti.
Miles Davis (morto nel 1991) non nascondeva la sua idea che la musica debba essere movimento, trasformazione continua: “Non suonare ciò che c’è - suona ciò che non c’è”, diceva.
Tra i momenti più importanti del suo percorso artistico - come già ricordato su Zafferano.news - la pubblicazione di “Kind of Blue”, considerato ancora oggi il disco jazz più influente di tutti i tempi, il primo album di jazz modale della storia. Miles Davis non voleva impressionare con la tecnica ma cercava qualcosa di più essenziale: il suono giusto, la nota necessaria, il valore del silenzio. È proprio questa apparente semplicità a rendere questo disco così profondo.
A oltre sessant’anni dal suo apparire, “Kind of Blue” conserva una sorprendente modernità. È musica che invita alla ricerca di un’atmosfera con tanti dettagli come una sfumatura timbrica, un dialogo nascosto tra gli strumenti.
Artisti molto diversi tra loro hanno riconosciuto il debito verso questo album fin dalla prima delle cinque tracce che lo compongono, la splendida “So What”, in sostanza un microcosmo di musica realizzato intorno ad un unico accordo.
Per questo suo progetto, quando l’album fu realizzato nel 1959, Davis riunì alcuni dei più straordinari musicisti dell’epoca, un gruppo irripetibile che comprendeva John Coltrane, Julian Adderley, Bill Evans, Wynton Kelly, Paul Chambers, Jimmy Cobb.
Davis aveva anche la rara capacità di circondarsi di musicisti di grande rilievo e fu davvero catalizzatore di talenti. Da ascoltare nelle tracce di “Kind of Blue” che vi lascio qui https://m.youtube.com/watch?v=kgRcCyey1hM.
