Musica in parole


Musica nel piatto: la frutta secca di Rossini

Dopo l’enorme successo delle sue opere liriche, è noto che Rossini si ritirò precocemente dalle scene teatrali e, come già scritto su queste pagine, decise di stabilirsi tra Parigi e la campagna francese, dedicando gli ultimi decenni della sua vita alla composizione di musica destinata non al teatro ma all’intimità domestica, pensata per un ascolto quasi confidenziale.

Ne nacque una serie nutrita di brani non destinati inizialmente alla pubblicazione ma scritti per divertimento del compositore e dei suoi ospiti, presenti spesso nella sua villa di Passy.

Si inseriscono in questa produzione i “Quatre mendiants”, espressione francese che si riferisce a una tradizione culinaria natalizia provenzale, consistente in un piatto composto da un assortimento di frutta secca.

Famoso anche per la sua dedizione all’arte culinaria, il compositore con questi brevi pezzi ci lascia una piccola gemma della sua, meno conosciuta, produzione pianistica. Quattro sono i brani, ognuno con un sottotitolo che ci porta direttamente a casa Rossini. Così “Les figues sèches” dal sottotitolo (Me voilà - Bonjour Madame) introduce un elegante saluto del mattino. “Les amandes” (sottotitolato Minuit sonne: Bonsoir Madame) è invece una mazurka per dare la buonanotte.

Segue “Les raisins” (A ma Petite Perruche) un brano gioioso che ritrae il pappagallino del Maestro, con tanto di stridule acciaccature.

“Les noisettes” infine è il pezzo dedicato al cane dei Rossini (A ma chère Nini): umorismo musicale sottile che alterna malinconia e leggerezza.

Brani da salotto inseriti nella grande raccolta dei “Péchés de vieillesse” (“Peccati di vecchiaia”).

Il Maestro, con ironia e raffinatezza mostra in queste brevi pagine - un assaggio lo potete gustare qui - il suo essere compositore curioso, libero da vincoli produttivi e divertito nel dedicarsi ad un gioco musicale scanzonato e poetico insieme.

A proposito di scanzonature, nocciole, fichi secchi, mandorle e uvetta con cui Rossini titola i suoi “mendiants”, fin dal Medioevo vengono associati a quattro ordini religiosi poiché ricordano il colore del saio di ognuno: Agostiniani (nocciole), Francescani (fichi secchi), Carmelitani (mandorle) e Domenicani (uvetta).

© Riproduzione riservata.
Zafferano

Zafferano è un settimanale on line.

Se ti abboni ogni sabato riceverai Zafferano via mail.
L'abbonamento è gratuito (e lo sarà sempre).

In questo numero hanno scritto:

Umberto Pietro Benini (Verona): salesiano, insegnante di diritto e di economia, ricercatore di verità
Angela Maria Borello (Torino): direttrice didattica scuola per l’infanzia, curiosa di bambini
Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
Barbara Nahmad (Milano): pittrice e docente all'Accademia di Brera. Una vera milanese di origini sefardite
Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro
Guido Saracco: già Rettore Politecnico di Torino, professore, divulgatore, ingegnere di laurea, umanista di adozione.