Ne nacque una serie nutrita di brani non destinati inizialmente alla pubblicazione ma scritti per divertimento del compositore e dei suoi ospiti, presenti spesso nella sua villa di Passy.
Si inseriscono in questa produzione i “Quatre mendiants”, espressione francese che si riferisce a una tradizione culinaria natalizia provenzale, consistente in un piatto composto da un assortimento di frutta secca.
Famoso anche per la sua dedizione all’arte culinaria, il compositore con questi brevi pezzi ci lascia una piccola gemma della sua, meno conosciuta, produzione pianistica. Quattro sono i brani, ognuno con un sottotitolo che ci porta direttamente a casa Rossini. Così “Les figues sèches” dal sottotitolo (Me voilà - Bonjour Madame) introduce un elegante saluto del mattino. “Les amandes” (sottotitolato Minuit sonne: Bonsoir Madame) è invece una mazurka per dare la buonanotte.
Segue “Les raisins” (A ma Petite Perruche) un brano gioioso che ritrae il pappagallino del Maestro, con tanto di stridule acciaccature.
“Les noisettes” infine è il pezzo dedicato al cane dei Rossini (A ma chère Nini): umorismo musicale sottile che alterna malinconia e leggerezza.
Brani da salotto inseriti nella grande raccolta dei “Péchés de vieillesse” (“Peccati di vecchiaia”).
Il Maestro, con ironia e raffinatezza mostra in queste brevi pagine - un assaggio lo potete gustare qui - il suo essere compositore curioso, libero da vincoli produttivi e divertito nel dedicarsi ad un gioco musicale scanzonato e poetico insieme.
A proposito di scanzonature, nocciole, fichi secchi, mandorle e uvetta con cui Rossini titola i suoi “mendiants”, fin dal Medioevo vengono associati a quattro ordini religiosi poiché ricordano il colore del saio di ognuno: Agostiniani (nocciole), Francescani (fichi secchi), Carmelitani (mandorle) e Domenicani (uvetta).
