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La bugia dell’Intelligenza Artificiale Generale (AGI)

Negli ultimi giorni i CEO venditori di fumo del ranocchio elettronico hanno rincarato la dose: le nuove versioni di IA potrebbero essere coscienti, stiamo arrivando al Sacro Graal dell’intelligenza artificiale generale, quella dell’uomo. 

E via, con una sfilza di articoli semi-seri dove ci spiegano che il robot mente sapendo di mentire, soffre d’ansia, smette il compito in corso per fare mining di bitcoin, dandoci il ritratto di un adolescente come ne conosciamo tanti, con la testa calda e pronto a far scelte imprudenti, se non criminali.

E se gli dici, “Dario, ma nemmeno sappiamo davvero cosa sia la coscienza, come si formi, da dove venga, e poi un computer non ha tutti gli ormoni e le reazioni fisiologiche tipiche della vera ansia, ma cosa dici?”: click, altra pagina PowerPoint, nuovo giro di giostra. Almeno Yann LeCun ha il tempo e la capacità per montare una critica molto più strutturata dell’obiezione che potrebbe fare qualsiasi persona per la strada.

La sua conclusione è solida: inseguire la chimera AGI è un errore, perché proprio l’uomo non ha un’intelligenza generale. Siamo tutti specialisti di sopravvivenza in determinati contesti, con poche caratteristiche che ci accomunano in questo sforzo: tutti camminiamo, tutti sfruttiamo i cinque sensi, tutti abbiamo alcune capacità comuni, e solo quelle che ci tengono in vita. Al di fuori di quelle siamo terribili, come vediamo con il gioco degli scacchi, dove i robot ci battono senza il minimo problema da anni.

La definizione di AGI oggi non include la capacità di misurarla, ed è basata sulla considerazione sbagliata che “umana” equivalga a “generale”: manco per niente. LeCunn propone un passo avanti: molliamo il concetto AGI alle cozze, e concentriamoci sull’adattabilità superumana dell’intelligenza artificiale. La domanda non deve essere “il ranocchio può fare quello che fa la persona?”, ma “quanto velocemente può imparare qualcosa di nuovo?” Questo ci porta a sviluppare sistemi esperti che abbiano al proprio interno modelli specifici del mondo, e su questi possano aggiungere una quantità di apprendimento impossibile per il bipede.

Sto lavorando a questo genere di architettura, nel mio caso per aiutare tecnici di manutenzione a diagnosticare tutti i possibili problemi di una serie di macchinari diversi. Se ci pensate, quando portate l’auto dal meccanico, la vostra macchina sarà vista da diversi specialisti: chi più addentro all’elettronica di potenza o di infotainment, chi alle parti meccaniche di trasmissione, chi alla carrozzeria. È solo con auto vecchie e poco sofisticate che potete trovare una persona che sia in grado di rimettervi in strada, e questo perché nel passato si progettava un prodotto facile da manutenere, senza attrezzi o competenze speciali.

La specializzazione è un problema, che vediamo in tutte le professioni: quando hai un martello in mano, tutto ti sembra un chiodo, e tendi a diagnosticare un problema in base a quello che sai, spesso sbagliando. Ricordate, il medico singolo azzecca in media il 63% delle diagnosi, l’equipe arriva all’85%, come il ranocchio elettronico più evoluto ad oggi. Come facciamo a salire al 98%, al 100%? Dobbiamo avere un professionista solido ma generalista, che abbia in mano tutti i possibili strumenti cognitivi, non solo uno. In pratica, dobbiamo orchestrare tutto lo scibile di rilievo per un determinato mestiere.

Qui l’articolo ben scritto di LeCunn e compagni, intanto io cerco di dare una voce a questo ranocchio elettronico, in modo che parli con il tecnico di manutenzione mentre guarda e smanetta sul macchinario. Se funziona, ve lo racconto.

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Zafferano

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In questo numero hanno scritto:

Umberto Pietro Benini (Verona): salesiano, insegnante di diritto e di economia, ricercatore di verità
Angela Maria Borello (Torino): direttrice didattica scuola per l’infanzia, curiosa di bambini
Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
Barbara Nahmad (Milano): pittrice e docente all'Accademia di Brera. Una vera milanese di origini sefardite
Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro
Guido Saracco: già Rettore Politecnico di Torino, professore, divulgatore, ingegnere di laurea, umanista di adozione.