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Longevità e libertà: la sfida oltre l’assistenza

L’allungamento della vita media è uno dei maggiori successi delle società contemporanee. In Italia l’aspettativa di vita supera gli 83 anni, tra le più alte al mondo, mentre oltre il 24% della popolazione ha più di 65 anni, quota destinata a crescere nei prossimi decenni secondo le proiezioni dell’Istituto Nazionale di Statistica. 

Questa trasformazione demografica, combinata con la persistente denatalità, pone una questione cruciale: come garantire cura e autonomia a una popolazione anziana sempre più numerosa.

Negli ultimi anni l’attenzione si è concentrata soprattutto sulla possibilità di sostenere la permanenza a domicilio. Telemedicina, sensori domestici e piattaforme digitali permettono già oggi il monitoraggio a distanza di parametri clinici, mentre robot di assistenza – dai prototipi europei del progetto GiraffPlus ai sistemi sociali sviluppati in Giappone – stanno sperimentando forme di supporto quotidiano che combinano funzioni operative e interazione relazionale. L’obiettivo è chiaro: ridurre l’isolamento e prolungare l’indipendenza a casa propria.

Ma la cura domestica, per quanto fondamentale, non esaurisce le esigenze di questi cittadini. L’essere umano non vive soltanto di assistenza. Come ricordava il sociologo Michel Crozier, la libertà consiste nella possibilità di utilizzare la propria mente per intraprendere progetti. Anche quando assistita nelle sue fragilità fisiche, una persona anziana rischia di perdere questa dimensione se confinata nello spazio domestico: conoscere nuove persone, contribuire a iniziative collettive, offrire ad altri il proprio sapere e finanche la propria di assistenza.

È proprio su questo terreno che alcune tecnologie stanno aprendo prospettive interessanti. Nei Paesi Bassi il modello intergenerazionale della residenza Humanitas Deventer ha fatto scuola: studenti universitari vivono gratuitamente nella struttura in cambio di alcune ore settimanali di attività condivise con gli anziani. Strumenti digitali facilitano l’organizzazione delle attività e il collegamento con la comunità locale.

In Danimarca, il comune di Aarhus utilizza piattaforme civiche digitali che permettono agli over-65 di partecipare a iniziative di volontariato e mentoring: dalla trasmissione di competenze artigianali al supporto scolastico. Le applicazioni funzionano come veri e propri “mercati del tempo”, rendendo visibile e valorizzando il contributo degli anziani alla vita della città.

Un terzo esempio arriva dalla Spagna. A Barcellona il programma pubblico VinclesBCN ha creato una rete sociale digitale che connette anziani soli con familiari, operatori sociali e altri cittadini del quartiere. Le valutazioni del progetto mostrano una riduzione significativa del senso di isolamento e una maggiore partecipazione ad attività comunitarie.

La sfida, dunque, non è soltanto tecnologica ma culturale. Non basta sviluppare strumenti per assistere la fragilità: occorre progettare tecnologie che riattivino la capacità di contribuire alla vita collettiva. In una società che invecchia, gli anziani non sono solo destinatari di cura ma una risorsa di conoscenze, tempo e relazioni. La vera innovazione consisterà nel costruire infrastrutture digitali che permettano loro di continuare a esercitare quella libertà di intrapresa che definisce, in ultima analisi, la dignità della vita umana.

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In questo numero hanno scritto:

Umberto Pietro Benini (Verona): salesiano, insegnante di diritto e di economia, ricercatore di verità
Angela Maria Borello (Torino): direttrice didattica scuola per l’infanzia, curiosa di bambini
Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
Barbara Nahmad (Milano): pittrice e docente all'Accademia di Brera. Una vera milanese di origini sefardite
Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro
Guido Saracco: già Rettore Politecnico di Torino, professore, divulgatore, ingegnere di laurea, umanista di adozione.