Vita d'artista


Mimose

“Decido conservare la mia identità giuridica di donna e di prendere testosterone senza entrare in un protocollo di cambiamento di sesso...” Paul B. Preciado

Un po’ difficile questo ultimo 8 marzo, a parte gli echi di guerra, naturalmente... Ho da un lato dovuto correggere in extremis la tesi di una mia studentessa, perché rimasta orfana di relatore teorico: una tesi tutta incentrata sull’ibrido e il gender fluid, con l’analisi di filosofe femministe come Donna Haraway e il suo visionario Cyborg Manifesto (1997), o del “biocapitalismo molecolare” di Paul B. Preciado in Testo tossico. Sesso, droghe e biopolitica nell’era farmacopornografica (2015), secondo cui le identità di genere non vengono imposte più da norme rigide bensì da un sistema che offre prodotti di consumo identitario, ad esempio pillole, pornografia, chirurgia estetica, ormoni e social network. Interessante, ma un po’ eccessivo.

Dall’altro un dramma vero, le tristi immagini delle donne iraniane in Italia rifiutate nella manifestazione indetta per la Festa della Donna, complici di essere felici di un possibile cambio di regime. Ricordo i non lontani tempi in cui le piazze erano piene per Mahsa Amini, morta a seguito delle percosse subite dalla polizia morale perché aveva indossato «male» il velo, e del motto "Donne, vita e libertà”. Cosa pensare? Di certo il mondo è diventato un posto sempre più difficile da comprendere. Ricordo mia madre, che con alcune donne di diversa estrazione sociale, si ritrovavano insieme per discutere di temi mai trattati prima di allora, mai esternati, come ad esempio la menopausa o il piacere femminile, le prime mestruazioni, il rapporto con la famiglia, con il marito, il lavoro. Registravano le riunioni e poi le sbobinavano, ne facevano delle dispense ad anelli, in cui, ricordo incuriosita, non usavano i loro veri nomi.

Le trovavo interessanti, tutte diverse: tra di loro non avevano peli sulla lingua, e quando ogni tanto capitavano a casa per i loro incontri, alle volte mi fermavo ad ascoltarle, anche se con discrezione. Capivo che per loro era importante una certa riservatezza, forse perché era uno sforzo importante riflettere in modo diverso sul loro corpo, sulla loro complessità. Mia madre era felice dopo, mi diceva che di certe cose non aveva mai potuto parlare neppure con le sue sorelle: era una cosa nuova. Non so se andasse in manifestazione, non so nemmeno se ricevesse delle mimose da mio padre ma, quel modo finalmente di parlare aperto la riempiva di gioia e di senso di libertà.

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Zafferano

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In questo numero hanno scritto:

Umberto Pietro Benini (Verona): salesiano, insegnante di diritto e di economia, ricercatore di verità
Angela Maria Borello (Torino): direttrice didattica scuola per l’infanzia, curiosa di bambini
Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
Barbara Nahmad (Milano): pittrice e docente all'Accademia di Brera. Una vera milanese di origini sefardite
Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro
Guido Saracco: già Rettore Politecnico di Torino, professore, divulgatore, ingegnere di laurea, umanista di adozione.