Il monumentale progetto di Johann Sebastian Bach riunisce materiali scritti in periodi diversi, rielaborati e integrati in una struttura imponente che segue l’ordinarium della messa latina.
Le cinque grandi sezioni in cui la composizione è suddivisa si aprono con il possente Kyrie eleison, scritto per coro e orchestra, caratterizzato da grave solennità; a questo brano si contrappone il successivo, radioso Christe eleison con le due voci di soprano introdotte dall’orchestra.
Segue il Gloria annunciato da gioiosi squilli di tromba in apertura.
Fa parte del Credo il coro del Crucifixus costruito su un basso ostinato che esprime dolore e gravità prima dei festosi suoni del Resurrexit.
Esplosivo e lieto anche il Sanctus, riconosciuto come la parte più antica di questa Messa, scritto nel 1724 in una prima versione, poi modificata.
Nel finale, l’intimo e meditivo Agnus Dei si conclude con il maestoso coro protagonista del Dona nobis pacem. Anche in questo caso Bach rielabora materiale musicale precedente (già impiegato nella Messa del 1733) per regalarci una preghiera che spicca per la sua forza espressiva.
“Dona a noi la pace” non è una supplica angosciata, bensì una dichiarazione fiduciosa, dai suoni luminosi, come potete ascoltare qui.
“Dona a noi la pace”: una richiesta collettiva ripetuta. Trombe e timpani aiutano a ribadirla.
