L’esposizione è costruita intorno a ventisette volumi quasi interamente autografi di Antonio Vivaldi, comprensivi di quattordici opere teatrali e circa trecento concerti.
Curioso il fatto che tale patrimonio di straordinaria importanza si trovi a Torino visto che il “Prete rosso” (noto soprannome di Vivaldi), nato il 4 marzo 1678 a Venezia non risulta aver avuto contatti con il capoluogo torinese se non forse, ma non è certo, con esponenti della famiglia Somis, illustri musicisti piemontesi.
L’arrivo a Torino del materiale in questione avvenne a seguito di vicende complesse e avventurose. Il percorso espositivo guida il pubblico anche alla ricostruzione di questo iter che inizia quando Vivaldi muore nel 1741 a Vienna in misere condizioni economiche. All’epoca gran parte della sua musica non era stata pubblicata ma esisteva solo in forma di manoscritti che i suoi eredi misero presto in vendita; quelli rimasti nella casa veneziana andarono al bibliofilo e senatore Jacopo Soranzo e per quasi due secoli rimasero lontani dall’attenzione degli studiosi, conservati privatamente.
Gli autografi passarono di mano in mano, da erede ad erede per arrivare a Genova e poi parzialmente nei pressi di Casale Monferrato.
La svolta si ebbe nel 1926 quando fu richiesta la perizia dei volumi ad Alberto Gentili, docente di storia della musica all’Università di Torino il quale, capito l’enorme valore della raccolta giunta in Piemonte, iniziò la ricerca dei fondi che avrebbero poi permesso di riunire tutti i manoscritti.
Il completamento avvenne solo nel 1930 quando gli ultimi eredi della nobile famiglia genovese accettarono di vendere la loro parte e grazie ai cospicui aiuti economici di due famiglie a nome delle quali fu infine costituito il Fondo Foà - Giordano. Tutto questo impegno permise la completa donazione dei manoscritti vivaldiani alla Biblioteca torinese.
Grazie a questi documenti di inestimabile valore e ora in mostra, gli studiosi hanno potuto ricostruire gran parte della produzione del compositore e contribuire alla cosiddetta “rinascita vivaldiana” del XX secolo, che ha riportato la musica di Vivaldi nei programmi da concerto di tutto il mondo.
