IL Digitale


GenCAD il nuovo aiuto progettista

Gli amici del MIT hanno appena rilasciato un modello di IA che converte le vostre foto e disegni in file CAD che potete modificare poi a piacere; ce l’han dato open source (codice aperto), cosa molto apprezzata. 

Fino a pochi anni fa, questo strumento sarebbe stato fantascienza in purezza, sicuramente un sogno per il sottoscritto, e per tutti i progettisti e designer del mondo.

Visto che fino ad oggi schiere di neo-ingegneri hanno fatturato a caro prezzo le ore che impiegano per modellare su CAD l’immagine di un qualsiasi prodotto, possiamo immaginare che in tanti dovranno rivedere al ribasso le proprie tariffe o, più intelligentemente, dare di più per la stessa unità di tempo. GenCAD (provatelo da qui) ingerisce la foto che volete e traduce in matematica le linee, superfici, volumi, estrusioni, e tutto quanto serva dare in pasto ad una macchina per la produzione fisica del pezzo. Finiscono i tempi in cui il progettista doveva pensare a quali matematiche per meglio rendere il mesh, gli angoli negativi, i punti.

GenCAD è decisamente superiore a qualsiasi altro software di generazione CAD sul mercato oggi: ha imparato da oltre 840 mila immagini ricavate da settemila database diversi, e genera molteplici e validi disegni dalla singola immagine che gli date in pasto. A tutti gli effetti è un modello di visione-linguaggio, un Large Visual Language model (LVL) se volete. Si esprime in CADQuery Python e non sbaglia un’immagine, surclassando GPT e Qwen che già facevano molto bene in questo settore.

La cosa importante di questo nuovo strumento IA e’ che, oltre a riprodurre in matematica e geometria l’oggetto riconosciuto dall’immagine, ricostruisce anche il processo con cui potete disegnarlo e costruirlo correttamente, comprendendo quello che in gergo chiamiamo il design intent (intenzione del design), ossia l’idea nella zucca del designer. Tradizionalmente il design intent si rappresenta con le prime bozze, in cui il capo del design prova le forme che meglio rendono le funzionalità richieste dal prodotto, e che derivano sempre dall’esperienza passata, fatta crescere ad ogni nuovo progetto nel nuovo contesto. E’ il design intent che connette funzionalità, forme e previsioni di future modifiche, ossia quello che fa un bravo progettista.

Ed è questo il nodo che ha fatto fallire tentativi simili in passato. Anni fa un’importante azienda automobilistica diede un CAD generativo a dei giovani ingegneri, che prontamente progettarono una nuova sospensione in totale autonomia, che finiva per rompersi dopo 200Km di percorrenza: esperienza formativa per i ragazzi, costosa per i capi. A loro mancava l’esperienza e quindi il design intent, che integra la forma con tutte le funzionalità richieste, come ha insegnato Giugiaro.

Questo GenCAD merita il tempo per giocarci e provare a costruire cose nuove, ma il suo utilizzo corretto è alla stregua delle calcolatrici che usavamo per la prima volta molti anni fa a scuola. Serve conoscere l’aritmetica per usare correttamente la calcolatrice, ed allo stesso modo occorre essere dei progettisti per usare bene questo strumento. Confondere l’aiuto digitale con il vero progettista, con esperienza e sale in zucca, sarà il problema dei CEO venditori di fumo che devono giustificare i loro sprechi miliardari.

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