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Ranocchio elettronico a batterie

La tormenta del mercato globale degli idrocarburi porta ad un aumento importante dei prezzi di gas, benzina e gasolio che durerà mesi, se non anni. In questo caos, zitti zitti quatti quatti i produttori americani di batterie hanno messo il turbo. Da un lato le fabbriche già create per produrre le batterie automobilistiche si concentrano nel fare quelle stazionarie, dall’altro i data center ne aumentano la domanda in modo vertiginoso.

Fino a poco fa la Cina aveva il monopolio delle batterie, specie quelle a base di ferro, ma le tensioni geopolitiche e le dinamiche di mercato sono un’opportunità imperdibile per i produttori americani. La filiale americana di LG ha annunciato $4.3 miliardi di investimenti in Michigan, e conta di produrre 50GWh di batterie nei prossimi mesi, tutte comprate da datacenter e cinque fabbriche automatizzate. Tesla di par suo aumenta la sua produzione in Nevada di altri 10 GWh, mentre Ford ne fa 20 GWh dall’impianto originalmente pensato per le auto elettriche. Per intenderci, questa è l’energia che può alimentare circa 44 milioni di case americane per un’ora, circa un terzo di tutto il paese.

Le nuove leggi che Trump ha varato in termini di protezione della tecnologia americana consentono l’acquisto di alcuni macchinari e componenti cinesi, ma in effetti impediscono a CATL ed altri concorrenti di competere in America. La differenza rimane elevata, visto che in Cina CATL produce 750 GWH di batterie, ma rispetto all’anno scorso la competizione è decisamente più accesa.

Il ranocchio elettronico ha assolutamente bisogno di batterie, e tante, perché consuma una quantità così elevata di energia che la rete non può sostenere in autonomia, se non con costi elevatissimi. Specialmente i datacenter che fanno training di IA e mining, devono pagare 4-5 centesimi a KWh per guadagnare, e questo significa che sempre più installazioni si accoppiano ad impianti di rinnovabili o anche turbogas, ma assistite da gran pacchi di batterie. In questo istante LG ha ordini per altri 140GWh e trattative per ulteriori 90GWh da destinare ai server dell’intelligenza artificiale.

La batteria svolge un ruolo fondamentale nell’alimentazione del datacenter, perché l’elettricità dev’essere particolarmente stabile per voltaggio e frequenza, e perché questi sistemi di calcolo necessitano di ridondanza e molta cura nella gestione del carico macchina. Se pensate che bastano 2MW per far funzionare un grande magazzino automatico, di quelli che vedete dall’autostrada con i camion in ingresso ed uscita, ne servono dieci volte tanto, 20MW, per far girare un datacenter che possa insegnare al ranocchio elettronico, e che riesca a processare il volume dei dati richiesti e fare query in tempo reale.

Ogni volta che fate una domanda a ChatGPT, nel suo datacenter si consuma circa 0.01KWh, ovvero dieci volte il consumo di una domanda sul motore di ricerca di Google. E con quella domanda fate anche evaporare tra i due e cinque litri d’acqua impiegati per raffreddare la zucca pensante del ranocchio elettronico. A fine anno, per la sola ChatGPT, sono $3 miliardi di bolletta elettrica.

Per minimizzare il costo dell’elettricità, serve combinare quella che arriva dalla rete, dalla generazione rinnovabile, nucleare o a gas, insieme agli importanti carichi di calcolo e raffreddamento dei datacenter. Questo significa che un fattore competitivo di successo è rappresentato dagli algoritmi previsionali e di aggregazione del carico in tempo reale, perché l’operazione manuale degli interruttori sarebbe impossibile, e guadagnare dal ranocchio elettronico resta ancora molto difficile.

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