Trump si finge felice del lavoro fatto: dopo aver messo le mani sul petrolio venezuelano ed estraendo a più non posso a casa nostra, può vendere tutti gli idrocarburi che vuole, specie ora che i prezzi sono alle stelle. La lobby petrolifera, che aveva investito sulla sua corsa elettorale $ 1 miliardo, questa settimana ha visto ritorni di $ 112 miliardi dall’aumento dei prezzi: gongolano, loro.
L’84% del traffico che esce da Hormuz va in Asia, dove ora sono decisamente preoccupanti per l’approvvigionamento di carburanti, zucchero, alluminio, mentre in Medio Oriente la paura passa dal crollo di turismo ed affari all’ipotesi tragica di perdere pure l’acqua potabile. Questo sbilanciamento fa credere all’amministrazione di avere ancora più leva negoziale nei confronti di tutti i Paesi asiatici: abbastanza vero nel breve termine, non tiene conto delle reazioni che stanno preparando per sovvertire le vecchie logiche di scambio commerciale.
Questo è un classico caso del Diavolo che fa le pentole, ma non i coperchi. Grande sagacia e bravura degli spioni di Mossad e CIA, che hanno tracciato tutti i leader iraniani prima di spianarli con le bombe, grande capacità tattica dell’aviazione americana ed israeliana che hanno asfaltato difese aeree e missilistiche di Teheran. Ma a questi corrisponde la grandissima vaccata pronunciata dai capi militari dei due paesi, illusi che in qualche ora sarebbe finito tutto ed i cattivi sarebbero spariti per sempre. Già, perché a quanto pare gli iraniani sapevano cosa gli attendeva, ed hanno delegato la reazione ad ogni provincia e livello della loro organizzazione, che ha mezzi e metodi per sparare a tutti i vicini. Gli iraniani sembrano conoscere bene il modello organizzativo IDEA: delega ed estote parati a diversi scenari.
Trump forse sperava che tagliando la testa del vertice, come in Venezuela, l’Iran tornasse a più miti consigli. Manco per niente: i missili iraniani continuano a colpire basi americane, città israeliane e tutto quanto sia di intralcio alla loro sopravvivenza. Il blocco del commercio internazionale e’ doppiamente pesante, dal punto di vista fisico di approvvigionamento e pagamenti, e da quello del costo di questa parte del mondo, che ora e’ arrivato a livelli nucleari. Se prima un bilocale a Dubai vi costava due reni e mezzo fegato, ora ve lo tirano dietro che neanche la periferia di Bra. Al contrario per le assicurazioni sui trasporti, che sono aumentate tra le 5 e le 7 volte quello che costava prima dell’attacco.
In tutto questo caos, l’oste non fa i conti con 90 milioni di iraniani: qualche mese fa decine di migliaia di manifestanti sono andati in piazza per protestare contro il regime, che ha represso con la violenza uccidendone migliaia, ferendo o arrestando tanti altri. Trump non fece nulla per aiutarli allora, in compenso adesso sta bombardando pure loro, con stime di oltre 1.700 morti e 3.2 milioni già scappati di casa. Il Fantozzi iraniano è colto da un lievissimo sospetto, quello di essere tra un incudine conosciuta ed un martello che non si capisce dove va a finire. Putin e Xi li aspettano a braccia aperte, con buona pace di chi predica democrazia e razzola male.
