Il sogno di Ermia è stato oggetto di ampie e articolate trattazioni, molte delle quali condotte da una prospettiva clinica e psicanalitica. Non pochi critici, infatti, pur con la giusta cautela necessaria in caso di studio un artificiale prodotto letterario, hanno voluto analizzare l’esperienza onirica di Ermia non come quella di un personaggio inventato, quale Ermia è, ma come quella di una persona reale.
In questo articolo si attenzionerà in particolar modo una lettura offerta da M.D Faber, lettura dalla quale consegue una possibilità di interpretazione dell’intera opera.
Ribellandosi al padre, che la vuole sposata a Demetrio, la giovane Ermia scappa da Atene con il suo amato Lisandro. I due innamorati, desiderosi di unirsi in matrimonio, fuggono nel bosco, popolato da creature magiche, dove vengono raggiunti dallo stesso Demetrio, innamorato di Ermia, e, prima ancora, da Elena, innamorata di Demetrio, ma da Demetrio non ricambiata. La trama principale della commedia ruota attorno al destino e alla rivalità amorosa dei quattro giovani.
Giunti nel bosco, Ermia e Lisandro si addormentano. Al risveglio, Lisandro, sotto incantesimo dell’elfo Puck, rinnega Ermia, si innamora di Elena e la insegue. Quando Ermia si risveglia, Lisandro non c’è. Queste sono le parole con le quali la giovane racconta ciò che ha sognato:
(…) Lisandro, guarda come tremo di paura: m’e parso che un serpente mi venisse rodendo il cuore, e che tu assistessi divertito alla sua rapina. (…)
(II,2, vv.154-156)
Accanto alla lettura che vuole il sogno di Ermia uno dei tanti topici sogni premonitori, con il serpente, dunque, inteso come biblicamente rappresentativo di quella malvagità che Lisandro mostrerà direttamente ad Ermia poco dopo, vi è una lettura maggiormente freudiana ante litteram. Cuore dell’interpretazione è il significato assunto dal serpente.
Come nota Faber, il simbolo del serpente ha, nella psicanalisi, un forte legame con la sfera sessuale. Questa informazione sembrerebbe fuori luogo se non si considerasse la forma assunta ora da quello che, ancora psicanaliticamente, si chiama “residuo giornaliero”, ovvero ciò che accade nella vita del sognatore immediatamente prima del sogno e che, di conseguenza, influenza l’immaginario onirico. Lisandro chiede, infatti, a Ermia di passare la notte insieme, sullo stesso giaciglio. Prima di addormentarsi, Ermia, colta dal pudore, declina l’invito percependolo come malizioso.
Poste queste necessarie informazioni di contesto, appare già più chiaro il significato che la dimensione sessuale del serpente assume nel sogno di Ermia, laddove per Freud il sogno è, genericamente, soddisfazione di desideri negati sul piano del conscio. Sognare il serpente è per Ermia, nell’inconscio, la soddisfazione di un desiderio erotico che, nella vita reale, ha appena represso. Il superamento, nel sogno, della censura posta da residui di vigilanza del coscio è permesso da un altro procedimento tipico del mondo onirico, la dissociazione. Ermia sogna sì il serpente, ma sogna anche Lisandro che la guarda e sorride. Serpente e Lisandro sono tenuti icasticamente distanti. L’uno rappresenta la parte pericolosa, temuta proprio perché desiderata, la tentazione. L’altro la parte buona, innocente. Questo non solo permette a Ermia di sognare il serpente senza censurarsi ulteriormente, ma anche e soprattutto di proiettare sull’immagine di Lisandro ridente il proprio sorriso per la soddisfazione di un desiderio consciamente ritenuto deprecabile.
E proprio sul meccanismo della dissociazione, grazie al quale Ermia separa Lisandro da ciò che di Lisandro vorrebbe, ma non può concedersi, si costruisce, secondo Faber, l’intera commedia, letta come l’emersione di impulsi e segrete parti irrazionali. Nello spazio del bosco fatato, dicotomicamente opposto all’umana Atene, regna il caos. È nel bosco, infatti, che si muove il simbolico serpente di Ermia, la pulsione incontrollabile, ed è nel bosco che i quattro amanti, travolti delle più varie e incontenibili passioni, credono di vivere un sogno che, pur non essendo tale, funziona proprio come un sogno e, in ultima analisi, proprio come il sogno di Ermia.
Sul piano del sogno metaforico, il filtro magico di Puck garantisce, infatti, quella stessa dissociazione che la giovane Ermia realizza tra serpente e Lisandro. La magia diviene, dunque, secondo Tommasi, strumento che porta i personaggi a sfogare una recondita parte irrazionale. Questo è possibile unicamente perché sono mentalmente fuori da loro stessi. Come nel sogno esistono un Lisandro e un serpente, nella realtà metaforicamente onirica esistono un Lisandro savio e un Lisandro alterato dall’incantesimo. Sono la stessa persona, ma non lo sono. E, dettaglio decisamente interessante, Lisandro si scinde nella realtà nello stesso momento in cui Ermia lo dissocia nel sogno. Shakespeare avrebbe potuto, infatti, trovare altre soluzioni drammaturgiche per permettere a Puck di cospargere il filtro magico su Lisandro all’insaputa di Ermia. Ma, alla luce di quanto detto, la scelta di collocare l’incantesimo, ovvero l’inizio della dissociazione reale quantomeno di Lisandro e degli amanti (Titania è già caduta vittima del filtro di Oberon), proprio mentre Ermia dorme, ovvero mentre sogna e dissocia, non è assolutamente un caso. Il sogno si riflette nella vita e la vita prende la forma del sogno, portale di accesso a quanto di più oscuro, irrefrenabile, desiderato e temuto, incontrollabile e inaccettabile ci sia nell’essere umano.
