Appena terminato il vertice, non e’ ancora del tutto chiaro il risultato: la Cina compra 200 Boeing dopo aver detto che non l’avrebbe fatto, NVIDIA finalmente vende i server che prima non poteva, tarallucci e vino per tutti, e glissate diplomatiche sui punti di scontro. Gli americani accettano per ora di lasciar stare Taiwan, i cinesi promettono che daranno un aiuto sull’Iran.
I due leader massimi non si incontravano da nove anni, ed hanno voluto insistere sul successo di questo incontro, sul rispetto comune e sulla prosperita’ dei loro popoli (Xi ha spiegato che MAGA “rifare grande l’America” equivale al suo “ringiovanire la nazione cinese”), ma alcune differenze tra Trump e Xi restano scoperte. Specie su tariffe e strozzo di Hormuz, le due posizioni sono distanti: i cinesi vogliono libero accesso al commercio internazionale, gli americani insistono sul controllo degli idrocarburi, il compromesso e’ lontano.
Il nodo di Gordio e’ in America: riuscira’ Trump a convincere le lobby casalinghe che il confronto con la Cina vada confinato al commercio, e non trovarsi a sparare missili a 9.500 miglia da casa? La Cina non ha voglia ne mezzi per andare a bombardare in giro per il mondo, ma andare a combattere a casa loro non sarebbe un’idea furba: a lungo andare lo strozzo militare di Hormuz potrebbe portare lo scontro dove meno ci si aspetta. In questo momento abbiamo sparato cosi’ tanti missili in Iran, che ci vorranno tre o quattro anni per rifarci la scorta di quelli e medio e lungo raggio, quelli che useremmo su Taiwan. Se la Cina domani invadesse la provincia ribelle, non avremmo modo di liberarli.
Le apertura su Boeing, NVIDIA e sui servizi finanziari suggeriscono che Trump sia pronto a scontare le tariffe, e poter dire che centinaia di miliardi di investimenti cinesi arrivino a a sollevare l’economia americana aiuterebbe a tenere a bada i guerrafondai. Certo e’ che tanto nell’elettronica, quanto nell’automotive ed in altre industrie, i CEO americani preferiscono chiedere sanzioni e sovvenzioni al rischiare il collo sulla rapida innovazione tecnologica. Ad esempio Ford, che sta finalmente costruendo un’utilitaria elettrica da $30.000 in linea con le richieste del mercato dopo aver venduto solo 3.000 Mustang elettriche (una miseria), vuole che i concorrenti cinesi stiano fuori dal mercato ancora per anni. Siamo pronti a far aprire fabbriche BYD in Ohio o Michigan? Va bene che il CEO di Ford chieda una protezione temporanea, ma la storia dimostra che sanzioni e sovvenzioni si ritorcono sempre contro chi le fa.
Rubio, e CEO che mancavano dalla Cina da anni, tornano con la coda tra le gambe: il paese s’e’ aperto piu’ degli stereotipi che i media ci propongono ritriti, le infrastrutture fan paura, il livello tecnologico non e’ secondo a nessuno. Per anni ci siamo lamentati dell’inesistente protezione sulla proprieta’ intellettuale, del fatto che le aziende cinesi non avessero remore a copiare qualsiasi prodotto e rifarlo a meno, risparmiando sulla ricerca e sviluppo. In molti settori, e molto a lungo, il Partito Comunista Cinese ha sovvenzionato con forza le proprie aziende, tutto vero. Ma negli ultimi anni questa politica e’ finita, se non altro perche’ su molti fronti sono avanti loro, non c’e’ piu’ nessuno da cui copiare.
Anche nello sviluppo e produzione di medicinali, i divieti ai vaccini occidentali durante il Covid hanno messo il turbo al loro settore farmaceutico: oggi pubblicano sulle riviste scientifiche senza sosta, sviluppano nuovi principi attivi, producono a volumi e prezzi veramente competitivi. Lo patiamo molto a Boston, dove il nostro settore bio-farma e’ in affanno, ma cosa vogliamo fare: bombardarli, o svilupparci e crescere insieme a loro? Da Tucidide ad oggi, da Atene e Sparta a Pechino e Washington, i due mercatari al comando devono decidere, ne va del futuro di 8 miliardi di persone, una cosina da poco: bazzecole.
