Musica in parole


Nel cor più non mi sento

Giovanni Paisiello, nato il 9 maggio 1740 e rappresentante di spicco della scuola musicale napoletana, fu uno dei maggiori compositori del Classicismo. Ebbe una vita movimentata, conobbe il successo a più riprese e a Napoli, al servizio di Ferdinando IV compose numerose tra i suoi migliori lavori, inclusa “La Molinara” (1788). 

L’opera comprende la famosa aria “Nel cor più non mi sento” il cui tema è stato impiegato tante volte per la composizione di altri brani musicali. Tra i nomi celebri attratti dall’aria di Paisiello per elaborare delle variazioni, quelli di Beethoven e Paganini.

Beethoven era presente nel 1795 alla rappresentazione della Molinara al Kärntnertortheater di Vienna; si racconta fosse in compagnia di una gentildonna rammaricata per avere perduto lo spartito di variazioni scritte sull’aria in questione. Sempre sensibile ai desiderata del gentil sesso, il giovane Beethoven avrebbe scritto durante la notte le sei variazioni sul tema di Paisiello per inviarle il mattino successivo alla signora.

Ognuna di queste variazioni beethoveniane ha una propria identità, quasi fosse un piccolo pezzo autonomo e tutte svelano una raffinata costruzione formale pur nella loro semplicità, anche riguardo la tecnica pianistica richiesta all’esecutore. Lo stesso compositore avrebbe affermato: “Sono così facili che la dama dovrebbe essere in grado di interpretarle a prima vista”.

Tutt’altra storia per Paganini che trasformò la semplice melodia di Paisiello rielaborandola in una serie di variazioni di straordinaria invenzione tecnica ed espressiva. Quelle pagine scritte nel 1821 sono oggi considerate un banco di prova per i violinisti e incarnano perfettamente l’estetica di Paganini: stupire il pubblico. Nel contesto dei suoi concerti brani simili erano infatti ideati per suscitare meraviglia e incredulità.

Il virtuosismo però in questo caso non è fine a se stesso perché oltre ad una tecnica impeccabile, al violinista che esegue le variazioni paganiniane è richiesta anche una grande sensibilità interpretativa - per differenziare ogni variazione e mantenere coerenza nell’insieme - e Paganini ha dimostrato come una melodia semplice possa diventare materia per un’opera complessa.

Torniamo infine a Paisiello e all’esecuzione della sua bella aria che vi lascio qui, cui si può far seguire l’ascolto delle variazioni di Beethoven (le trovate qui) e il video con quelle di Paganini.

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