IL Digitale


Gli artificialmente intelligenti alzano i prezzi

Ora che le aziende digitali hanno dato fondo ai licenziamenti, e che i clienti utilizzano sempre più le versioni IA dei loro prodotti, l’unico modo per soddisfare le pretese della borsa è alzare i prezzi. Microsoft, che ha appena perso il 4.5% al NYSE nonostante porti a casa il 56% di margine sui servizi cloud, ed Anthropic, che nonostante i ricavi sta consumando GPU come non ci fosse un domani, si dicono tristi ma costretti ad aumentare i prezzi dei loro ranocchi elettronici.

Ne parlammo in tempi non sospetti: la frequenza e la portata dei progressi in questa tecnologia sono tali e tanti che le aziende non si ripagano gli investimenti miliardari, in una corsa al massacro dove tutti credono che rimarranno pochissimi giocatori. Forse un paio in America ed un paio in Cina, forse meno, chissà chi vince questa gara?

In ogni caso se ti eri fatto i conti per usare GitHub Copilot, o concorrente, per migliorare la produttività del tuo sviluppo di testi, codice o immagini, ora li devi rivedere, e molto al rialzo. Le aziende annunciano il passaggio ai prezzi al consumo, a seconda dei token che usi e dell’elettricita’ che gli fai spendere per processare le tue richieste: stanno per ribaltare ai clienti i loro costi operativi, con buona pace degli annunci, proclami e PowerPoint di qualche mese fa. Passiamo rapidamente dai $20 a $99 al mese, giustificati solo minimamente dall’incremento di alcune funzionalità, principlamente dalla necessità di soddisfare la borsa nel vedere un ritorno rispetto ai grandi investimenti.

Per convincere le aziende clienti ad adottare queste versioni cinque volte piu’ costose delle precedenti, le multinazionali digitali insistono nel dire che i loro licenziamenti sono proprio frutto della migliore produttivita’ che hanno raggiunto con IA, che proprio loro hanno testato in casa prima di vendere il prodotto all’esterno. Sono il Gatto e la Volpe in salsa digitale: attenti a non fare come Pinocchio.

Amazon ed OpenAI inventano paroloni nuovi, come “stateful runtime environment” (un ambiente stabile per contesto ed orchestrazione degli agenti che ricordano quanto fatto, diverso dal classico stateless API che non ha memoria delle azioni compiute), e li usano per promettere ricchi guadagni e cotillons. I concorrenti, come Google e Microsoft, rispondono che anche loro fanno lo stesso, ma non credono sia il caso di parlarne troppo. I cinesi nel frattempo, zitti zitti quatti quatti, rilasciano modelli dalle prestazioni accettabili ma dai prezzi bassissimi, modelli aperti, e con un maggior grado di flessibilità sui chip richiesti.

Il nuovo V4 di Deepseek è open source ed estremamente efficiente nella gestione di memoria ed inferenza: non da i risultati degli ultimi ChatGPT e Gemini, ma si rivolge a quelli che comprano l’auto per andare a lavorare, non a chi acquista la cabrio sportiva. Anche l’ultimo Kimi K2.6, a $0.6 per milione di token, è open source, e fa meglio del vecchio ChatGPT 5.4 costando solo un ventesimo.

USA ed Europa hanno la fregola di vietare la concorrenza cinese, accampando la qualunque, da fantomatiche sovvenzioni del Partito Comunista Cinese, al fatto che sono un regime totalitaristico che non spara nemmeno a bimbi ed ambulanze come riusciamo a fare noi regimi democratici, e quindi vanno isolati. La Cina risponde a tono, invitando turisti, studenti, investitori ad andare e toccare con mano, a provare l’ecosistema tecnologico di Shenzen, a vedere come si muovo le centinaia di aziende in forte concorrenza tra loro, senza incentivi statali. Gli ultimi chip Huawei sono l’ennesima prova che le sanzioni, come le sovvenzioni, sono un boomerang che torna sempre sulla zucca vuota di chi le promuove, chissà se sull’IA ce ne accorgeremo in tempo? 

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In questo numero hanno scritto:

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Guido Saracco: già Rettore Politecnico di Torino, professore, divulgatore, ingegnere di laurea, umanista di adozione.