“Ciò che i fiori nei prati mi dicono” era il titolo del secondo tempo, scritto nella forma di un minuetto. Questo movimento riveste un ruolo speciale nell’architettura della sinfonia perché, dopo l’imponente primo tempo dedicato alle forze primordiali della natura, la musica sembra improvvisamente distendersi in un’immaginaria passeggiata nei campi, tra i fiori.
Apre la danza una melodia dell’oboe destinata a ripresentarsi in diverse varianti. L’orchestrazione ci regala un paesaggio sonoro in cui ogni timbro concorre a formare il mormorio di un prato estivo.
La scelta della forma del minuetto richiama idealmente una dimensione settecentesca e pastorale, che Mahler però osserva con la sensibilità e la ricchezza timbrica del tardo Romanticismo.
Questo Tempo di Minuetto fu composto prima degli altri movimenti della sinfonia e venne eseguito autonomamente già nel 1896, incontrando da subito il favore del pubblico. Anche in seguito fu spesso proposto come brano a sé stante.
Mahler era contento e al contempo rammaricato di ciò tanto da scrivere a un amico: “Non ho scelta, se desidero essere ascoltato, non posso essere troppo difficile e così questo modesto piccolo pezzo mi presenterà senza dubbio al pubblico come il voluttuoso profumato cantore della natura. Che questa natura nasconda in se stessa tutto ciò che è orribile, grande e anche amabile (che è proprio ciò che ho voluto esprimere nell’intero lavoro, in una specie di evolutivo sviluppo) naturalmente nessuno lo capirà mai”.
Parole che incuriosiscono e invitano ad ascoltare il brano al di là della sua apparente semplicità. Trovate qui il “modesto piccolo pezzo” mahleriano nell’interpretazione della New York Philharmonic Orchestra, diretta da Leonard Bernstein.
