Come fare per bilanciare il loro potere senza necessariamente buttarli giù dalla Rupe Tarpea, troppo lontana da Washington per un uso efficace?
Il Presidente ha appena compiuto 80 anni, ed è evidentemente in affanno a seguire i ritmi richiesti dal suo lavoro: si addormenta durante alcune presentazioni, si ritira anzitempo da altre cerimonie, molla le riunioni e va a giocare a golf, sempre a carico di noi contribuenti. Il predecessore aveva fatto pure peggio, più vecchio e rimbambito del possibile, al punto da passare il testimone ad un’ameba capace solo di ridere e respirare. Anche al Congresso la quantità di rappresentanti ben oltre l’età pensionabile è notevole, e purtroppo continuano a detenere le leve del potere a danno delle generazioni che ne dovrebbero prendere il posto. Tenete conto che l’età mediana dei nostri rappresentanti è 65 anni, ed il 66% delle donazioni arriva dai pensionati, siamo mal messi.
Gli anziani sono mediamente benestanti ed hanno molto tempo da spendere in politica, dalla partecipazione ai convegni, alla promozione di leggi a loro vantaggio, come l’abbattimento delle tasse ed i tagli a servizi che non gli interessano. Questo succede dagli ambiti più ristretti, come le banali riunioni condominiali, alle votazioni associative e politiche, tanto a livello cittadino, quanto statale e federale. Trovi sempre una marea di vecchietti pronti a perorare le loro cause, con buona pace di chi non trova casa, perché la burocrazia rende impossibile e carissimo avere nuovi permessi, o chi è impegnato a scorrazzare pupi a destra e sinistra perché mancano strutture per l’infanzia.
Se nei primi anni ‘90 i pensionati possedevano il 56% della ricchezza del paese, oggi sono al 74%, grazie ad una Borsa che nel corso degli anni ha creato molto più valore del reddito da lavoro. Nello stesso periodo il benessere dei giovani adulti (fino a 40 anni) è passato dal 12 al 6,6%: i dollari si son scolorati, da verdi sono diventati grigi. Il caro casa contribuisce notevolmente a questo divario: una generazione fa la prima abitazione costava mediamente tre volte il reddito medio, oggi ne servono cinque, e con i tassi di interesse che abbiamo, si tratta di un bel cappio attorno al collo delle giovani famiglie.
Tanto democratici quanto repubblicani continuano a fare politiche a vantaggio dei vecchietti e contro i giovani, come il taglio da mille miliardi al Medicaid da parte di Trump, che rende l’accesso alle cure molto difficile per chi già ha difficoltà ad arrivare a fine mese. Come uscire da questa gerontocrazia?
I giovani sono sfiduciati, vedendo che le promesse di qualche anno fa si sono rapidamente sciolte al sole delle lobby di Washington, e che entrambe i partiti sono saldamente nelle mani dei vecchi. Di recente alcuni sindaci sono stati eletti con proclami roboanti, ma anche loro devono fare marcia indietro rispetto ad un sistema che non premia certo la riapertura del mercato e la liberalizzazione da una serie infinita di regole che bloccano qualsiasi sviluppo. Purtroppo le idee massimaliste, come espropriare le case sfitte o alzare le tasse ai ricchissimi, funzionano giusto il tempo di farsi eleggere, ma si infrangono al lato pratico. Nel corso degli anni infatti sono state promulgate tante e tali leggi e regolette, per cui oggi il problema vero è l’ingessamento dei mercati, a partire da quello immobiliare, dov’è impossibile costruire case nuove. Oppure le altre regole, che addirittura incentivano il riccone di turno a mettere in gara metropoli diverse e poi trasferirsi lì con migliaia di suoi dipendenti, lasciando buchi di bilancio importanti in città come NYC o Seattle, dove i sindaci si son spacciati per dei Robin Hood di quartiere.
Il vero problema del sistema politico americano e della gerontocrazia che ormai lo soffoca, è aver legalizzato le lobby, ossia quelle organizzazioni dotate di ingenti fondi privati e decine di migliaia di professionisti che lavorano e pagano i nostri rappresentanti per norme ad personam, per avvantaggiare questo o quel gruppo, ma mai i giovani.
