Tecnosofia


La via Europea all’IA è iniziata?

Timidi segnali di voler entrare in campo e smettere di arbitrare in arrivo da Bruxelles. Nei giorni scorsa l’UE ha varato il suo Piano per la sovranità tecnologica digitale. 

Si parte dal presupposto che dipendiamo per l’80% da prodotti (hardware e software) stranieri e che questo, date le promesse dell’IA, non è più accettabile. Si punta a attivare una filiera di produzione di microprocessori, memorie e cloud autoctoni, lo sviluppo di IA generativa aperta da prescriversi in particolare per tutti gli applicativi della pubblica amministrazione, la integrazione energetica dei data centre nelle reti elettriche, rigorosamente a base di rinnovabili. Si prospettano inoltre spinte economiche, neanche troppo gentili, per andare in queste direzioni.

Regolare, ammonire, fissare principi è indispensabile, perché l’IA incide su libertà, lavoro, sicurezza e democrazia. Ma non basta. Chi scrive le regole senza possedere infrastrutture, capitali, modelli e imprese finisce per regolare il potere degli altri e speriamo che l’UE stia effettivamente uscendo dalla sindrome arbitrale. La competizione non si giocherà solo nei laboratori, ma nei data centre, nelle reti elettriche, nei chip, nei cloud, nelle università, nella difesa, nella sanità e nella manifattura. Gli Stati Uniti hanno piattaforme, capitale e modelli di frontiera; la Cina ha scala, industria, dati e pianificazione. L’Europa possiede ricerca eccellente, mercato, manifattura sofisticata e una forte cultura dei diritti, ma troppo spesso ha separato etica e potenza, regole e capacità produttiva.

Sarebbe però un errore voler copiare Silicon Valley. L’Europa non può e non deve farlo. Può però costruire una propria via, fondata su supercalcolo pubblico, energia pulita, dati di qualità e applicazioni nei settori in cui ha competenze profonde: sanità, manifattura, ricerca, robotica, automotive, clima, materiali e pubblica amministrazione. Non serve produrre il chatbot più famoso del mondo, ma applicare l’IA ai problemi reali dell’Europa.

Le AI Factories e EuroHPC, due altri programmi europei, vanno nella direzione giusta, purché siano strumenti rapidi e accessibili, non cattedrali burocratiche. Il compute europeo deve generare modelli aperti, sicuri, multilingue e specializzati nell’economia reale. Sanità, energia, manifattura e clima devono diventare i primi laboratori della sovranità digitale europea.

Serve poi domanda pubblica: scuole, ospedali, comuni, reti energetiche, giustizia, protezione civile e difesa possono essere il primo mercato per soluzioni europee affidabili. Non protezionismo cieco, ma appalti basati su interoperabilità, sicurezza, auditabilità, tutela dei dati e valore creato in Europa.

Infine, serve talento, accolto in carriere attrattive, laboratori finanziati, capitale paziente, mobilità interna e visti rapidi per ricercatori internazionali. Il talento, nell’IA, è materia prima strategica quanto i chip.

L’Europa non diventerà un terzo impero inseguendo Stati Uniti e Cina sul loro terreno. Può però diventare la potenza che trasforma l’IA in infrastruttura civile: produttiva, sicura, verificabile, al servizio della salute, dell’energia, dell’ambiente, del lavoro e della democrazia. Ma i valori, nell’era dell’IA, sopravvivono solo se hanno muscoli industriali.

© Riproduzione riservata.
Zafferano

Zafferano è un settimanale on line.

Se ti abboni ogni sabato riceverai Zafferano via mail.
L'abbonamento è gratuito (e lo sarà sempre).

In questo numero hanno scritto:

Umberto Pietro Benini (Verona): salesiano, insegnante di diritto e di economia, ricercatore di verità
Angela Maria Borello (Torino): direttrice didattica scuola per l’infanzia, curiosa di bambini
Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
Giovanni Maddalena (Termoli): filosofo del pragmatismo, della comunicazioni, delle libertà. E, ovviamente, granata
Barbara Nahmad (Milano): pittrice e docente all'Accademia di Brera. Una vera milanese di origini sefardite
Giulio Paci (Pistoia): scrittore, poeta, saggista. Laureato In Scienze Filosofiche.
Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro
Guido Saracco: già Rettore Politecnico di Torino, professore, divulgatore, ingegnere di laurea, umanista di adozione.