Pensieri e pensatori in libertà


Come gestire la memoria di una colpa collettiva?”

Die Zeit, il celebre settimanale di Amburgo, ha aperto un sito che, sfruttando l’intelligenza artificiale, riesce a leggere e incrociare i dati dell’archivio nazista finora conservati negli Stati Uniti. 

Così, cliccando, chiunque può scoprire se effettivamente i membri della sua famiglia o conoscenti, amici e nemici, hanno fatto ufficialmente parte del partito nazista di Adolf Hitler.

Come riporta CNN, uno dei grandi studiosi dell’epoca, Jürgen Falter, ha così scoperto per esempio che sua mamma, cattolica liberale, pur essendo sposata con un perseguitato del regime, era in realtà stata iscritta al partito nazista, un segreto ben celato per tutta la sua vita. Altri quotidiani riportano storie analoghe. L’idea del sito è di rimediare a una situazione di fatto venutasi a creare in Germania. Mentre la memoria e la vergogna collettive sul nazismo sono state promosse fino all’eccesso e all’inevitabile controreazione, per esempio nei partiti di estrema destra attuali, la memoria familiare e privata ha seguito sentieri diversi. Nelle famiglie si è spesso occultata o negata ogni appartenenza al nazismo così da creare la curiosa situazione che quasi nessuno avrebbe partecipato a un partito che nel suo massimo aveva più di 8 milioni di aderenti, circa il dieci per cento della popolazione tedesca di allora.

Il caso rientra nel più vasto problema della memoria di tragedie e colpe collettive, che investono Stati, ma anche aree geografiche e culturali, nazioni, e persino gruppi grandi e piccoli. Come gestire la memoria di qualcosa di profondamente sbagliato a cui la maggioranza ha aderito? Occorre seppellire il passato occultandolo e andare avanti? Oppure è meglio squadernarlo in pubblico ricordando a tutti chi ha partecipato a una vergogna collettiva? La prima è stata la soluzione applicata in Russia, la seconda quella che Die Zeit completa.

Io ritengo che entrambe le soluzioni siano sbagliate e che entrambe rischino di produrre effetti peggiori di quelli che vogliono curare. Senza giudizio di verità, non c’è cambiamento possibile. La verità, e solo essa, anche quando amara, rende liberi perché, come sosteneva il filosofo americano Santayana, il passato non giudicato si ripeterà. Occultare e andare avanti è la strada sicura per nuove peggiori tragedie.

Tuttavia, la verità deve essere completa. L’operazione Die Zeit è una verità parziale, senza interpretazione contestuale e storicizzazione. Uno/a ha aderito al partito nazista, certo: ma perché l’ha fatto? Quali erano le sue esigenze e le sue debolezze? Perché hanno aderito così in tanti? Perché in quel momento storico? Un pezzo di verità non è mai la verità, come insegna Vasilij Grossman, e vale anche in questo caso: la verità materiale dell’iscrizione al partito non è tutto. Die Zeit curiosamente dice che il non essere iscritti al partito non è garanzia del non essere stati nazisti, visto il numero di associazioni, gruppi, fondazioni e lavori collaterali. Ma vale anche il contrario: l’iscrizione al partito nazista potrebbe avere anche cause e gestioni diverse da quelle della convinzione ideologica.

Certo, è un bene parlare del male. Per chiudere pagine sbagliate, personali e collettive, non c’è altra via che il dialogo franco, la memoria e il giudizio, purché in esso rientrino quanti più fattori possibili, inclusi i motivi per cui esso sembrava bene a tante persone normali. In questo caso, per esempio, è un bene usare gli archivi ma forse un accesso limitato ai parenti e guidato da qualche introduzione storica sarebbe stata un’operazione più umana e più efficace.

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Zafferano

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In questo numero hanno scritto:

Umberto Pietro Benini (Verona): salesiano, insegnante di diritto e di economia, ricercatore di verità
Angela Maria Borello (Torino): direttrice didattica scuola per l’infanzia, curiosa di bambini
Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
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Giulio Paci (Pistoia): scrittore, poeta, saggista. Laureato In Scienze Filosofiche.
Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro
Guido Saracco: già Rettore Politecnico di Torino, professore, divulgatore, ingegnere di laurea, umanista di adozione.