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I conti della cura

C’è un momento, nella filiera della cura, in cui il problema non è ancora la malattia, ma il fatto di non averne mai fatto il preventivo. In Italia le persone con 65 anni o più sono ormai 14,8 milioni, pari al 25,1% della popolazione. Intanto, nel 2024, la spesa sanitaria privata ha raggiunto 47,66 miliardi di euro, di cui 41,3 miliardi pagati direttamente dalle famiglie. È qui che la longevità smette di essere una conquista astratta e diventa una domanda molto concreta: quanto ci costerà, domani, la non autosufficienza di un genitore o la nostra?

Il punto è che quel momento arriva quasi sempre senza bilancio preventivo. Una badante convivente per una persona non autosufficiente costa in media nel 2026 oltre 1.760 euro al mese, cioè più di 21 mila euro l’anno. E perfino in un territorio relativamente forte come l’Alto Adige, secondo un’analisi OECD del 2026, i costi dell’assistenza domiciliare per bisogni severi equivalgono al 141% del reddito mediano degli anziani; per bisogni moderati, al 101%. In altre parole: quando la fragilità diventa intensa, il reddito effettivamente disponibile non basta più. È un dato strutturale. Servono risparmi, patrimonio, aiuto dei figli, oppure tagli ad altre spese familiari.

Eppure il mercato della protezione resta piccolo. Secondo l’IVASS, l’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni, nel 2024 i premi delle polizze long-term care del ramo vita sono arrivati a 323 milioni di euro, in crescita del 16,7% sul 2023 ma ancora residuali rispetto all’intero comparto Vita; inoltre il mercato è molto concentrato, con la prima impresa che raccoglie il 53% dei premi. A questa sotto-copertura si aggiunge un altro dato: la Banca d’Italia stima che nel 2023 l’alfabetizzazione finanziaria degli adulti italiani fosse pari a 10,7 su 20, mentre le competenze di finanza digitale si fermavano a 4,6 su 10. Il rischio, insomma, non è solo poco assicurato: è anche poco compreso.

È qui che gli strumenti di pianificazione finanziaria possono diventare una tecnologia sociale, prima ancora che digitale. Software e app che simulano il costo futuro della non autosufficienza, mettono insieme risparmi, eventuali polizze, indennità pubbliche e scenari di spesa, non risolvono il problema da soli. Ma fanno una cosa decisiva: rendono visibile il rischio prima che diventi emergenza. Spostano la decisione dal panico alla previsione. Permettono a una famiglia di capire, per esempio, se può reggere due anni di assistenza domiciliare, se conviene integrare con una copertura assicurativa, se il patrimonio va protetto prima di essere consumato in pochi mesi.

Questi strumenti non creano denaro. Però possono evitare che la cura venga finanziata nel modo peggiore: tardi, male e sotto ricatto emotivo. In un Paese che invecchia rapidamente e che continua a pagare gran parte della salute di tasca propria, la pianificazione finanziaria non è un vezzo da consulenti: è una forma di prevenzione. I dati non dimostrano da soli che un’app cambierà il destino delle famiglie; mostrano però un divario enorme tra rischio reale, costi potenziali e capacità di anticiparli. È in quel divario che si gioca una parte decisiva della sostenibilità della cura.


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Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
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