Le esternazioni pubbliche dei vari rappresentanti della sanità nazionale e della World Health Organization suonano famigliari: “non serve panico, ma la situazione è allarmante”, “questo virus non è aeriforme, si trasmette solo nel contatto fisico tra persone vicine”, “questa variante viene dalle Ande, non è una nuova pandemia”, “non toccate i topi ed usate disinfettanti dove pensate siano passati, e lavatevi le mani”. Riflessione popolare: se già andare a cercare pipistrelli in Cina non è stata un’ideona, era proprio necessario andare in una discarica argentina a fotografare uccelli? Ma Disneyland non vi piace proprio?
Quando arrivò il Covid lessi buona parte degli articoli pubblicati dalle riviste scientifiche e dei pre-print dove spesso si arenavano articoli cinesi, cubani, o di altre scienziati non allineati. Ne scrissi a lungo su Zafferano: era ovvio che c’era un notevole grado di incertezza su molti aspetti di quel virus, e molti editti pubblici erano chiaramante basati su sabbie mobili. Dal Fauci, che all’inizio escluse la natura aeriforme e la necessità di mascherine per poi fare inversione ad U, agli emuli di Goebbels che censuravano ricerche cinesi, cubane, russe e chiunque avesse anche solo un dubbio rispetto alla narrativa mainstream, l’esperienza Covid ha minato la fiducia che si concede agli scienziati in ragione dei loro tanti studi. La storia oggi ci insegna che molte misure “protettive” sarebbe stato meglio evitarle, e che la semplice cura in “scienza e coscienza” del medico di famiglia sarebbe stata la strada migliore.
Adesso, con hantavirus parliamo di un gruppo di virus diffusi in molti Paesi del mondo ed associati ai roditori e piccoli mammiferi, che lo diffondono attraverso urine, feci e saliva. Qui emerge una prima contraddizione nelle dichiarazioni di questi giorni: il virus che arriva a contagiare una persona, lo fa in modo aeriforme, con la polvere mischiatasi agli escrementi dei topoloni. Inoltre, il ceppo che si trova nelle Ande, ovvero Cile ed Argentina dove sono stati questi turisti, ha anche la caratteristica di contagiare da persona a persona, senza il coinvolgimento dei roditori. Dal 1993 ad oggi in America solo 890 persone si sono ammalate di hantavirus, con una mortalità del 38%: statisticamente irrilevante rispetto alle nostre cause di morte annuali. In teoria nulla da temere, giusto?
La CDC (Center for Disease Control) ci dice che andrà tutto bene, intanto va a prendersi i passeggeri americani con un aereo speciale e personale tutto bardato come per le guerre chimiche: verranno messi in quarantena nel mezzo del nulla in Nebraska in una struttura dedicata ai virus più pericolosi e sconosciuti. Fino a ieri ci preoccupavamo della benzina al prezzo del Barbera, ora ci dicono di star tranquilli che il virus dei topini non darà problemi, essendoci tutti dimenticati di come rapidamente possano cambiare i virus, diventando resistenti ai vaccini più velocemente di quanto se ne sviluppano di nuovi, con grande interesse e guadagno per le farmaceutiche assatanate. A pensar male si fa peccato, e qui su Zafferano siamo peccatori, ma il vaghissimo sospetto che questo virus topolone venga usato per ulteriori guadagni e scopi totalitaristici c’è. Vaghissimo: Pater, Ave, Gloria.
Sicuramente una crociera in Florida, tra alligatori e barracuda invece che i topini velenosi delle Ande, ha il suo perché: dimmi te perché questi ornitologhi pensionati non potevano starsene in salotto a guardare uno dei mille documentari del secolare David Attenborough, invece di causare questo incidente internazionale. Se poi CDC ed esperti da comparsa ci dicessero molto chiaramente cosa sanno di sicuro e cosa invece stanno ipotizzando, sarebbe anche meglio. Le cicatrici del Covid sono ancora troppo fresche per riaprirle con un’altra mala gestione comunicativa.
