Vita d'artista


Post mortem

"La morte non è male, perché libera l'uomo da tutti i mali, e insieme coi beni gli toglie i desiderii."

Giacomo Leopardi

Di recente mi ha chiamato mio fratello dicendomi che voleva fare testamento: ammetto di essermi un po’ inquietata, perché qualche anno fa, e per puro miracolo, è stato salvato da un grave ictus, poteva finire in carrozzella. Ora conduce una vita normale (per quanto possa essere normale la vita in Israele) ha dei bravi figli e dei deliziosi nipotini, certo, qualcosa non è tornata perfettamente a posto, ma se la cava. Per questo sono rimasta di stucco quando mi ha chiamata per chiedere dei documenti, anzi mi è venuto un po’ un tuffo al cuore, ma poi mi ha rassicurata, pare che sia il trend. Il trend. Effettivamente negli ultimi tempi ho raccolto altre confidenze di questo tipo, di persone a me vicine.

Ho pensato al grande saggio di Georg Simmel, dal titolo “Metafisica della morte” che leggo spesso agli studenti, che ho letto tante volte nella mia vita, credo perché la produzione artistica ha molto a che fare con questo tema. Secondo Simmel, la morte ,non limita, cioè forma, la nostra vita soltanto nell’ora della morte, ma anzi è un momento formale costitutivo della nostra vita, e che tinge di tutti i suoi contenuti. La morte infatti è legata alla vita, fin dal principio e dall’interno. “ In ogni singolo istante della vita noi siamo fatti in modo da dover morire e ogni istante sarebbe diverso se questa non fosse la nostra sorte, che influisce in essa”. Se ci pensiamo , come nella nascita non siamo del tutto presenti, ma c’è qualcosa che continua a svilupparsi in noi, parimenti noi non moriamo soltanto nel nostro ultimo istante.

L’essenza dell’attività artistica, ma in fondo di ogni altra attività, è la conquista dalla vita e al tempo stesso la fuga dalla morte: ogni passo della vita non è solo un approssimarsi temporale della morte ma un movimento all’interno di essa, che è davvero un elemento reale della vita, positivo e formativo a priori. Conquista e fruizione, ispirazione, lavoro e pace e tutti gli altri modi considerati dal punto di vista naturale sono un’istintiva e consapevole fuga dalla morte. Anche se gli artisti si ostinano a produrre opere che sperano gli sopravvivranno, i contenuti della vita non hanno bisogno di condividere il destino nel suo processo, e solo in questo modo il significato di certi contenuti varrà, forse, aldilà della vita e della morte, indipendentemente da ogni scorrere e finire.

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Zafferano

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In questo numero hanno scritto:

Umberto Pietro Benini (Verona): salesiano, insegnante di diritto e di economia, ricercatore di verità
Angela Maria Borello (Torino): direttrice didattica scuola per l’infanzia, curiosa di bambini
Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
Barbara Nahmad (Milano): pittrice e docente all'Accademia di Brera. Una vera milanese di origini sefardite
Giulio Paci (Pistoia): scrittore, poeta, saggista. Laureato In Scienze Filosofiche.
Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro
Guido Saracco: già Rettore Politecnico di Torino, professore, divulgatore, ingegnere di laurea, umanista di adozione.