Ho avuto il piacere di essere stata invitata all’inaugurazione della mostra di Mimmo Paladino, a Palazzo Citterio, precisamente nella Sala Stirling, ora diventata un nuovo agone artistico milanese, anche se è uno spazio molto difficile da dominare. La fila per entrare era lunga, anche se piena di amici con cui fermarsi per un saluto caloroso, una piccola festa. Anche Paladino era in coda con noi … piccolino, un po’ invecchiato ma sempre con lo sguardo infuocato. E’ stata una vera esperienza fare le scale per arrivare in quel sotterraneo, e anche se non è certo la prima volta che vedo una mostra lì, ho avuto la netta percezione che Mimmo Paladino avesse compiuto un mezzo miracolo. Intanto la traccia sonora un po’ cupa di Brian Eno, e poi tutte le luci abbassate, quasi al buio.
E’ come se Paladino avesse azzerato lo spazio intorno, annullandone la potenza con un pensiero sull’uomo: con un uso sapiente di luci, indirizzate su ogni singola scultura (seppur in un ambiente difficile, quasi inospitale) è riuscito a creare per lo spettatore una vera intimità con l’opera. Sarà per quelle figure sdraiate, che sembrano senza tempo. Ricordano da un lato le vittime di Pompei ed Ercolano, colte nel sonno, ma anche un po’ ci ricordano di noi stessi, in quella posizione fetale, a un luogo a cui torniamo ogni notte. Un luogo di sogno, un luogo inconoscibile. Paladino poi spiega che la nascita di queste opere deriva soprattutto dai disegni di Henry Moore, che durante la guerra, nei rifugi, disegnava le persone che si rannicchiavano per dormire, cercando un po’ di conforto nel riposo. I “Dormienti” hanno quasi trent’anni (1998), ma sembra che siano stati fatti ieri, la loro forza è immutata.
Mi ha tanto colpito anche una certa grazia, fatta di semplicità, e l’uso dei materiali poveri, come la terracotta, la cui manifesta fragilità aumenta il senso di umanità dolente, silenziosa. L’installazione che ne esce è un percorso libero, senza barriere, se non quelle di luce: un percorso che dai primi passi si fa dell’anima, guidata da queste figure rannicchiate, simboliche, colte nella loro verità, che poi è anche la nostra. Bravo Mimmo Paladino, per la sua grande tenacia e bravo anche Angelo Crespi per il suo lavoro, che ravviva spazi insoliti e accoglie figure di artisti pieni di senso che ancora sanno parlare all’interiorità e al cuore.
