Pensieri e pensatori in libertà


Il fumo e i ragazzi di Parigi

A Parigi i ragazzi e le ragazze fumano sulla scalinata della Madeleine. Fumano anche nella piazza di fronte al Pantheon. Fumano nei parchi, fumano negli ampi atri delle magioni nobili di molti secoli. Fumano lungo i quai della Senna, sulle spiagge fittizie del canale San Martín, mentre mangiano a coppie, a gruppi, in cerchi a seconda del numero delle persone, del cibo, del vino o della birra. 

Fumano davanti al centro Pompidou in ristrutturazione, nelle strade e nelle piazze della perenne festa parigina. Fumano sigarette fatte a mano, sigarette elettroniche, sigarette commerciali delle solite marche. Certo, fumano anche marijuana, ma molto meno di quanto non avvenga nella New York ormai liberalizzata.

È curioso questo fatto: nonostante tutte le prescrizioni e attenzioni, nonostante tutti gli avvertimenti medici, nonostante ogni tipo di campagna, i ragazzi e le ragazze continuano a fumare. Anche le percentuali a livello mondiale non sono in diminuzione e, tantomeno, sembra che questo sia un fenomeno destinato a concludersi. Al contrario, sembra che la percentuale di tabacco consumato, tra quello tradizionale e quello delle sigarette elettroniche, sia in aumento. Come mai? Non sanno tutti forse che è pericoloso, che fa male ai polmoni, che fa male in generale?

Ci saranno allora forse altri motivi. Sarà il bisogno di apparire in un certo modo, di una certa forma estetica, di una certa immagine di sé. O sarà forse il fatto di non sapere dove mettere le mani, che spesso sono d'impaccio per degli adolescenti o giovani adulti. Oppure sarà una questione morale: la noia, la mancanza di attrattive adeguate a quella sete universale totalizzante che è soprattutto dei giovani, oppure lo scaricarsi dallo stress, che c'è a ogni età.

Sarà quel che sarà, ma i giovani a Parigi e in tutto il mondo continuano a fumare. Mi fa riflettere su altre cose che dovrebbero finire, secondo le analisi accademiche, e invece non finiscono. Sempre a Parigi, come ormai noto, anche se per anni nessuno ha voluto ammetterlo, c'è un ritorno alla religione. Anche la religione è stata condannata molte volte e si sa che in generale fa male: la religione è oppio dei popoli. Non era un'immagine casuale quella usata da Karl Marx. Eppure, anche in questo caso, c'è qualcosa che non si capisce o, meglio, che gli studiosi e gli intellettuali spesso non capiscono. Come per il fumo, ci sono esigenze che vanno al di là dei dati scientifici, che, peraltro, nel caso della religione, e a differenza del fumo, non sono affatto negativi. Anzi, un agnostico come William James riteneva che, in realtà, il dato scientifico fosse a favore della religione. I credenti di ogni religione – diceva James – vivono meglio, affrontano con più sopportazione le prove della vita, in particolare il dolore. Però, anche nel caso della religione, si è detto che era inutile alla vita. E invece sono di nuovo i giovani, in particolare a Parigi, che riscoprono un tipo di utilità molto diverso da quello che viene insegnato nel mondo consumistico del CEO capitalism.

Ci sono tanti fenomeni di questo tipo al mondo, nel bene e nel male: dovevano finire i libri, le guerre, i lavori manuali. Ora si pensa che debba per forza finire il lavoro intellettuale e la democrazia, come qualche anno fa si pensava che non potesse esserci altro che un destino democratico per tutti. Si pensa che ci siano trend assoluti e che lo sviluppo, in un certo senso o in un altro, sia inevitabile. Invece, non è mai detta l'ultima parola. Gli esseri umani sono liberi E spesso smentiscono previsioni, trend, inevitabili progressi. È che il cuore dell'uomo è un abisso, come dice la Bibbia, oppure un guazzabuglio, come lo descriveva Alessandro Manzoni. È però un guazzabuglio molto interessante, forse magnifico, per utilizzare le parole che introducono l'ultima enciclica del Papa. Di certo, è un guazzabuglio inquieto, inesaustibile, e sempre imprevedibile.

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In questo numero hanno scritto:

Angela Maria Borello (Torino): direttrice didattica scuola per l’infanzia, curiosa di bambini
Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
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Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro
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