Gabbard, a capo delle spie e riporto diretto del Presidente, ha colto al balzo la grave malattia del marito per uscire di scena in modo elegante, con tanta pubblica comprensione e stima immutata da parte del boss e suoi bassotti. La prognosi del consorte è vera e tragica, come pure il fatto che Tulsi era l’ultima rimasta ad opporsi alla guerra in Iran e la sola a voler pubblicare malefatte del deep state. Fu lei a far inviperire il Presidente, dicendo che l’intelligence non aveva alcuna prova del programma nucleare iraniano, e che non si vedeva la preparazione di attentati o altri attacchi pericolosi da Teheran. La lobby israeliana e dei falchi di guerra hanno ripreso l’accusa di putinismo lanciata a suo tempo da Hillary Clinton, aggiungendo comunismo e qualsiasi altro ismo disponibile, convincendo Presidente e Vicepresidente a metterla ai margini dell’amministrazione.
Nonostante Gabbard avesse provato la falsità del Russiagate e denunciato il ruolo di Obama, non è stato sufficiente ad assicurarle la protezione del capo; la malattia dello sposo è stata l’occasione per salutare tutti con una patina di grazia, e non macchiarsi di un’ulteriore boiata.
Thomas ha perso le elezioni in Kentucky e tra sette mesi non sarà più al Congresso, sostituito da un ex-militare mai visto, mai sentito prima, grigio ed umido come la nebbia novembrina in Polesine, tale Ed Gallrein. A voi non interessa chi rappresenti il Kentucky a Washington, ma nel caso di Massie perdiamo un vero patriota e rarissimo caso di politico con la schiena diritta, tanto raro quanto prezioso. Come ha fatto a perdere le elezioni dopo tanti anni alla guida del suo stato, amato e rispettato tanto dai colleghi repubblicani quanto dagli avversari democratici?
Ha promosso, unico tra i repubblicani e con la sola Khanna californiana democratica, la norma che imponeva la divulgazione dei file Epstein, e poi s’è opposto alle richieste di aumento del budget della difesa ed alle recenti campagne di guerra del Presidente: in pratica era il bastian contrario di Trump, sempre pronto a correggerlo quando rinnegava le sue promesse elettorali. Trump ha scatenato l’inferno su Massie, contando su $32 milioni di dollari di campagna elettorale, gentilmente messa a disposizione dalla lobby ebraica AIPAC e da quella della difesa. Pensate che normalmente le campagne elettorali statali costano $4-500.000, ma in questa siamo arrivati a $35.000.000: uno sproposito, e la dimostrazione del deep state di Washington, pronto a tutto per proteggere amici di facili costumi ed interessi lobbistici.
A differenza della maggior parte dei colleghi, Massie è ingegnere del MIT, ricercatore ed imprenditore di successo, con oltre 24 brevetti tecnologici importanti: quando parla di politiche industriali, di economia e di tassazione, porta un punto di vista liberale, solido e molto ben argomentato. Quando spiega lo spreco delle guerre e quello del budget federale, lo fa in modo impeccabile e chiarissimo a tutti. Oltre al cervello fino, s’è anche tagliato gli alberi, fatto gli assi, e costruito la casa da solo, alimentandola con pannelli solari e batterie. È uno di quei personaggi che fuori dalla città sono mito e leggenda, perché coniugano vere capacità imprenditoriali al farsi la cosa, allevare mucche e galline, coltivare l’orto e vivere dei propri prodotti in completa autonomia dallo stato. Il quadro si chiude con quattro figli avuti dalla moglie Rhonda, che era già la ragazza al liceo, poi compagna al MIT, collega d’azienda e scomparsa di recente: Trump ha pure scherzato sulla sua morte, ignaro del karma.
Massie è il quinto, tra senatori e rappresentanti repubblicani al Congresso, ad esser cacciato via da un’elezione sponsorizzata dalle lobby vicino a Trump, che non ammettono alcun bastian contrario, nemmeno quando il Presidente rinnega le proprie promesse elettorali. Per assurdo, ora sono proprio questi rinnegati a soppiantare i democratici nella critica all’amministrazione. Massie ha rilasciato una dichiarazione che in America pesa: “se il Congresso vota sempre con il Presidente, abbiamo un Re, ma se seguono la Costituzione abbiamo una repubblica”.
È presto per dire se all’interno del partito repubblicano partirà un movimento in grado di spazzar via Trump e combricola israelo-bombarola, ma sicuramente le inversioni ad U del Presidente ed il suo modo di comportarsi con chi la pensa diversamente da lui sono un motivo di resistenza ben maggiore di quanto sappiano o vogliano fare i democratici. Ne vedremo delle belle.
