Qualche giorno fa, durante la conferenza sull’IA e il mondo dell’arte tenuta all’Accademia di Brera da Antonio Somaini, e fortemente voluta da Massimo Kaufmann, mentre ascoltavo le riflessioni del professore, che partivano dalla mostra “The world through AI” proprio da lui curata al Jeu de Paume a Parigi, ho pensato anche alla lezione di Umberto Eco, a Bologna, sulla memoria assoluta e i suoi limiti. Eco citava il racconto Funes el memorioso, in cui Borges esplora l’incubo della memoria totale che annulla il pensiero, trasformando la vita in una ripetizione di dettagli. Funes, incapace di dimenticare, vive in un eterno presente, saturo, dove distinguere diventa impossibile, rendendo i ricordi un peso insostenibile, piuttosto che una risorsa.
Somaini ha spiegato che in quelli che egli definisce “spazi latenti” nelle coordinate tracciate dall’intelligenza artificiale avviene una sorta di sintesi, di fatto un oblio, che genera nuove immagini, dunque pensiero. La mostra da lui organizzata propone esempi concreti di questa teoria e prassi. Ci sono, da un lato, artisti che denunciano tutto ciò che sta dietro questo strumento nuovo e potentissimo, ad esempio il duo Crawford/Joler che analizza il percorso dall’estrazione della materia, passando dal micro lavoro sottopagato nel mondo, all’utente finale, in “Anatomy of IA system”, una sorta di nuova Stele di Rosetta, che cerca di chiarire i processi, di tradurre visualmente l’opacità di quei sistemi. C'è poi Giullian Charrière, che propone una scultura che è la vera compressione di un insieme di pc nella loro materialità, che contraddice la definizione stessa di “immateriale”, presente ai giorni nostri. Altri invece fanno sperimentazione, nel tentativo di costruire nuovi modelli di condivisione, attraverso un rinnovato rapporto tra parole e immagini.
L’IA porta con sé anche temi drammatici, come l’immenso consumo d’acqua che comporta il suo utilizzo, o come l’appropriazione indebita di un enorme quantità di dati coperti dal diritto d’autore, o l’impatto sul mondo del lavoro (appunto i micro lavori), ma anche l’impatto sull’educazione e sull’insegnamento, sul pensiero critico. E quelli che vengono definiti "algorithm bias", che favoriscono risultati discriminatori per razza e censo, oppure ancora lo spaesamento di fronte alle immagini false che vengono generate in continuazione, come il diffondersi della slopaganda, la propaganda politica massiva che usa l’IA come metodo diffamatorio. Terribile anche l’uso dell’IA in campo militare, in cui vengono sviluppati sistemi di analisi decisionali (vedi Palantir) che di fatto rendono le guerre attuali quasi automatizzate. Secondo Somaini però l’arte ha ancora un ruolo assolutamente necessario, quello di proporre delle “mappe di navigazione sociale” in cui la pratica artistica fa la differenza. Un mondo affascinante e pericoloso.
