Forse si tratta dell’immagine dialettica dell’agricoltura contemporanea: al contempo il più avanzato banco di prova per la tecnologia e la più antica traccia geologica, essa è protesa verso le aziende agricole del futuro su scala interstellare, eppure resta profondamente radicata nello stretto legame primordiale tra umanità, terra e cielo.” Cao Fei
Qualche giorno fa sono andata alla Fondazione Prada per l’inaugurazione della mostra “Dash” dell’artista cinese Cao Fei, artista di fama internazionale che unisce critica sociale, estetica popolare, richiami al Surrealismo e pratica documentaristica, con la mia cara amica Vittoria Coen, una delle poche persone con cui amo andare alle inaugurazioni, perché ci annoiamo entrambe velocemente. In questo caso avevamo appena varcato la soglia che eravamo quasi pronte ad andarcene. La mostra infatti sembrava in qualche misura una grande tesi di laurea, anche non si sa bene in quale disciplina: scientifica? Artistica? Una gran quantità di video su droni agricoli proiettati in diversi tipi di schermo, nelle tende, fuori le tende, in postazioni di realtà virtuale, e a parte qualche vecchio poster poetico degli anni 50 in Cina, nulla mi ha colpito. I temi di certo sono importanti, principalmente il rapporto uomo- natura, in questo caso nella declinazione dell’agricoltura: la scarsità d’acqua dovuta al Climate Change, l’aumento della domanda alimentare e la carenza di manodopera per via dello spopolamento delle campagne. Ok.
Vittoria mi ha ricordato la grande performance di Joseph Beuys del 1974 alla Renè Blok Gallery, “I Like America and America Likes Me” in cui l’artista si era fatto rinchiudere per tre giorni con un coyote selvatico con un feltro e un bastone, usando simboli sciamanici per esplorare il trauma americano e la riconciliazione tra uomo e natura. Quella performance storica colpisce profondamente per la sua forza radicale e poetica al tempo stesso. Se si affrontano grandi tematiche per proporle in modo diverso, attraverso uno sguardo, e di conseguenza un linguaggio nuovo. Dash cosa dice di nuovo? Nulla, è a metà strada tra una fiera di macchinari tecnologici per l’agricoltura, insalate che crescono sui pali idroponici e interviste, il tutto condito con un afflato engagè, in realtà perfettamente allineato al sistema ( da cui è stato sponsorizzato). Cercando ancora di capire, tornando a casa, Vittoria mi ha citato la gag “C’è Dio?” di Aldo, Giovanni e Giacomo: “C’è Dio? E se c’è, dov’è? E se dov’è, chi è? E se chi è, perché? Eh?”. Non ne vale la pena.
