Ricordo bene che il mio primo approccio con lui e il suo mondo fu la partecipazione al 2° premio Trevi Flash Art Museum, nel 1997, a Palazzo Lucarini a Trevi, sua città natale. Non andai e mi telefonarono per dirmi che non avevo vinto, ma avevo ricevuto una menzione speziale, Getulio Alviani, di cui era molto amico, aveva apprezzato l’opera, devo dire molto iniziale. Fin dall’inizio fu interessato al mio primissimo lavoro sul corpo erotico, e a volte fui pubblicata sulla sua rivista, soprattutto i quadri più radicali. Di persona era gentilissimo, anche se le sue mitiche “Lettere al Direttore” su Flash Art erano terribili … trattava male tutti. Si vociferava addirittura che ogni tanto se le scrivesse da solo.
Ma effettivamente la rivista era davvero interessante, di grande spessore artistico e culturale, e sono stata abbonata per anni, e l’Art Diary , di cui ancora conservo le molte copie, allora era uno strumento essenziale per valutare le gallerie, i critici e anche gli artisti: era di fatto un indirizzario in un’epoca pre-internet che ti aiutava ad avere i riferimenti giusti. Per qualche anno produsse anche il Dizionario della giovane arte italiana, di cui purtroppo non ho più nulla e mi spiace. Era un instancabile inventore di fiere, come la Flash Art Fair, ma anche di Biennali, come quella di Praga, estremamente interessante perché era il momento di transizione del paese verso l’Europa, o come la Biennale di Tirana, forse per via di Edi Rama, artista e amico, che poi divenne il presidente del paese.
Ricordo che una sera venni invitata a cena da lui, nel suo grande loft in via Farini: l’atmosfera era conviviale anche se ero molto intimidita. Intorno al grande tavolo accanto a me sedeva Francesco Vezzoli, che era stato invitato da Harald Szeemann alla Biennale di Venezia di quell’anno, nel 2001, con una performance nella quale aveva chiesto alla modella Verushka, un’icona degli anni ’60 e ’70, di sedersi su un divano per tre giorni mentre lui ricamava un suo vecchio ritratto. A differenza di me era perfettamente a suo agio, era il suo momento, anche perché gli era stato dedicato l’intero numero di Flash Art, cosa mai vista prima ( e forse anche dopo). Devo dire che se anche quella cena non fu molto positiva ebbi modo di rivedere più volte Politi, in occasioni più pubbliche, e anche Helena Kontova, che era davvero una persona deliziosa, e uscirono altre mie opere su Flash Art, ma non fui mai più invitata da loro. Si vede che fondamentalmente, non eravamo sulla stessa lunghezza d’onda, ma quando dopo anni si mise a scrivere i suoi mitici Amarcord, ero tra coloro che li ricevevano direttamente da lui. Bellissimi.
