Prima del meraviglioso caos, però, la neo-premiata si rivolge al marito dicendogli che, oltre a essere un padre meraviglioso con cui vorrebbe avere “altri 20.000 figli”, è anche il suo “migliore amico”. È una dichiarazione interessante che fa tornare in mente l’excursus del filosofo russo Pavel Florenskij, che definisce l’amicizia come “la contemplazione di sé stessi attraverso l’amico in Dio, dove uno vede se stesso nel modo in cui Dio stesso lo guarda”. Per Florenskij come per Aristotele, l’amicizia e non la famiglia è il pilastro fondamentale della società, perché lo è della stessa famiglia. La famiglia funziona quando è una relazione amicale. L’amicizia, del resto, nell’ottica cristiana, è la relazione che sussiste fra le tre persone della Trinità: Dio è amicizia o comunicazione. Vista così, l’amicizia è molto più di ogni amore perché è amore reciproco. Occorrerebbe, in questo senso, trasformare la frase ricorrente dei film americani: “ma siamo solo amici o anche qualcosa di più?”, cioè amanti; nell’ottica di Florenskij suonerebbe invece: “siamo solo amanti o anche qualcosa di più?”, cioè amici. Una società è in crisi quando smarrisce le relazioni reciproche che la reggono, non educando più all’amicizia come virtù personale e all’uso dei corpi intermedi come ricchezza sociale e politica. Non a caso, solitudine e narcisismo, due facce della stessa triste medaglia, caratterizzano buona parte del mondo occidentale smarrito e pericoloso di questo secolo.
Come fa notare un altro scrittore russo, Vasilij Grossman, infinite sono le combinazioni dell’amicizia. Si è amici perché si è simili e perché si è dissimili, perché ci si vede sempre e perché ci si vede di rado, perché si pensa nello stesso modo e perché si pensa in modo diverso. Certo, l’amicizia più forte è quella in cui si condivide l’ideale della vita operativamente, con giudizio e azione. Ma il cuore dell’amicizia, il suo livello minimo, dice Grossman, è la certezza che l’amico non mi tradirà mai. Non rivelerà i segreti affidatigli, non mi abbandonerà nel bisogno, non smetterà di volermi bene per uno sbaglio, e nemmeno per cento. Il legame che si è creato, infatti, è sacro, assoluto, indipendente dalle variazioni dei contesti e della storia. Nella prospettiva di Florenskij, è infatti un legame con quel punto assoluto e immortale dell’anima umana, dove uno condivide lo spazio di relazione con Dio. L'agnostico Grossman avrebbe detto che è quel punto assoluto in cui uno è oggetto di un amore totalmente gratuito, come quello di una madre per il figlio.
Per questo il delitto supremo è il tradimento dell’amicizia e Dante mette i traditori nel fondo dell’inferno. Che cosa tradisce chi tradisce l’amicizia? Tradisce ogni possibilità di un bene futuro che quel rapporto avrebbe potuto essere. Nel meraviglioso caos della star hollywoodiana, infatti, l’amicizia con il marito va di pari passo con la possibilità di costruire una vita che sia la più feconda possibile. E, d’altro canto, la possibilità del tradimento, che ha tutte le gradazioni dall’eclatante vendere l’amico fino al farlo scivolare nell’indifferenza, è ciò che rende l’evento dell’amicizia non scontato e frutto tanto della grazia di un incontro quanto di una profonda e potente libertà, il maggior segno di nobiltà degli esseri umani.
