Pensieri e pensatori in libertà


Papi e presidenti

Non sappiamo se qualche emissario di Trump abbia minacciato l’ex-nunzio di Papa Leone riferendosi alla cattività avignonese, ma di certo Trump ha attaccato il Papa in maniera diretta lunedì scorso sul suo social Truth (sic) e ha continuato a farlo nei giorni successivi. Lo scontro tra Papa e imperatore è un grande classico della politica internazionale ma da molto tempo non era stato così forte ed esplicito.

Qualche mese fa, durante la sua trasmissione radiofonica Tavola Rotonda (Radio Maria), Rodolfo Casadei aveva descritto il mondo MAGA come diviso in tre filoni: quello tecnofuturista di Musk, quello protestante duro e quello ex-democrat-cattolico del vicepresidente Vance e mi aveva chiesto chi avrebbe vinto. Conoscendo e amando l’America avevo risposto che, se la descrizione era questa, non c’è dubbio che avrebbe vinto il protestantesimo calvinista, vera radice degli Stati Uniti.

Musk era scomparso qualche settimana dopo, ora la stella del mondo popolare ex-democrat e cattolico sembra in crisi tanto da dover ribadire le tesi del capo portandole fino all’assurdo: nelle ultime uscite, è riuscito a redarguire il Papa sulla teologia, ma dà l’idea della mossa della disperazione più di quella della convinzione. Di solito, non penso che la teologia politica sia una felice chiave di lettura perché spesso si muove su piani non verificabili, deterministi ed estranei o ignoti ai protagonisti. Questa volta però i fatti sono evidenti e, se c’è un Paese che non si può capire senza teologia, è proprio quello degli Stati Uniti d’America.

Il calvinismo puritano dei Padri Pellegrini è una radice potente anche quando uno non ne sappia più niente. I Padri Pellegrini erano degli estremisti che non erano stati accettati né dagli estremisti inglesi né da quelli olandesi e che impressero uno standard morale e sociale indelebile. Nel bene e nel male, la radice puritana ha forgiato gli Stati Uniti: il senso di libertà, la valorizzazione del coraggio del fare, il credere a ciò che si dice e si fa, il parlare diretto, la coerenza interna tra dire e fare, la tendenza alla radicalizzazione. Il tutto va insieme al suo inevitabile rovescio: il soggettivismo narcisista, il capitalismo sfrenato, il moralismo soffocante, la violenza sociale. Non si può togliere un aspetto dall’altro. E l’equilibrio tra il primo elenco e il secondo non è mai stabile. Chi conosce l’America lo sa, e la svolta della seconda presidenza Trump in senso bellicista, con tanto di citazioni dall’Antico Testamento, sembra riaffermare la vittoria della parte più estrema e negativa della radice calvinista.

Solo che stavolta il presidente americano e la sua cerchia si sono trovati sulla strada un Papa cattolico cresciuto nella stessa cultura e abituato alla stessa dura franchezza, al coraggio delle idee, al non arretrare, a non cambiare discorso. I cattolici americani, anche in questo caso nel bene e nel male, sono cresciuti un po’ mimeticamente rispetto ai puritani, imitandone pregi e difetti. Così lo scontro diretto, non consueto neanche in Vaticano, si è acceso, all’americana.

I danni per Trump saranno inevitabilmente ingenti in termini elettorali ma per ciò che ci interessa qui, la questione è che i temi culturali (non solo teologici), spesso trascurati, sono più alla radice delle scelte di quelli economici che la tradizione marxista ci ha fatto considerare come gli unici essenziali. E poi ci sono le singole libertà delle singole persone, che non sono sempre prevedibili e non sono sempre uguali, nemmeno a se stesse. Ma su questo scriveremo un’altra volta.

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