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Indovina indovinello sull’Iran

Scrivendo una settimana prima della vostra lettura, mi diverto ad indovinare cosa succede da qui a sabato prossimo, ed in America oggi il dubbio nella mente di tutti riguarda l’Iran: cosa facciamo, scappiamo o combattiamo?

In questo istante Vance, guardato a vista dai guardiani della sacra lobby Witkoff e Kushner, si incontra con la delegazione iraniana ed i padroni di casa pachistani. La proposta degli iraniani è aperta alla trattativa: vogliono controllare chi passa dallo stretto di Hormuz, un indennizzo per i bombardamenti recenti, lo sblocco dei conti nelle banche internazionali, e garanzie per un cessate il fuoco completo in tutta la regione.

Sono tutte variabili su cui si può trovare un intesa: lo stretto potrebbe essere condiviso con l’Oman senza essere esclusivamente in carico a Teheran, ed un indennizzo parziale si dà senza problemi, con tutti i soldi che abbiamo buttato in missili vuoi che non gli diamo qualche miliardo di dollari. Anche lo sblocco dei conti si può iniziare e rilasciare in misura controllata, non è un problema; e cosa dire delle garanzie? Per un coppia di bassotti, che già due volte ha approfittato delle negoziazioni in corso per bombardare a tradimento, la garanzia si può sicuramente scrivere su carta intestata Mar-o-Lago, per quel che vale. Credo che la mancanza di Rubio e la presenza dei due amici di Bibi al tavolo, con Vance costretto a telefonare più volte al capo, non deponga a favore della trattativa, vedremo.

Sempre in questo istante, oltre un centinaio di aerei da trasporto dell’aviazione americana stanno portando soldati ed armi in Medio Oriente, prova che la fiducia nella missione di Vance potrebbe essere minima, o che il suo ruolo è quello di prender altro tempo.

Da un punto di vista razionale, di teoria dei giochi, le concessioni da fare per ottenere un’accordo negoziato sono decisamente migliori dell’alternativa, che ha due versioni: nel primo caso gli USA decidono di far baracche e burattini e tornare a casa, nel secondo attaccano di nuovo sparando alla John Wayne.

Il primo caso appare poco probabile: se già per un Presidente americano è improponibile perdere contro la Russia, figuriamoci l’epica figura da cioccolataio che Trump farebbe una volta sancita la fuga dall’Iran. Tornare a casa con la coda tra le gambe, dopo aver asfaltato mezzo paese, ucciso buona parte del vertice iraniano, e centinaia di bambini ed innocenti che ne avrebbero fatto volentieri a meno, non gli consentirebbe di reggere il peso del suo ego stellare. Tanto l’onta del dover accettare un compromesso, quanto l’ipotesi improponibile del ritiro, suggeriscono che questo weekend sia nel migliore dei casi l’inizio di una trattativa, ma domenica 12 aprile non concludono nulla.

La seconda alternativa, purtroppo, avvera le funeste previsioni dei tantissimi militari americani contrari a questa campagna d’Iran: butti carne da macello contro un nemico e su un territorio che sono ben peggiori delle passate rovine afgane ed irachene. Trump sta sicuramente bussando a questo scenario, prospettando l’aumento della budget della difesa a mille e cinquecento mila miliardi di dollari, ovvero $1.500.000.000. Se pensate che fino a febbraio Trump prometteva di tagliare 70 miliardi dal già notevole $872.000.000, per poi fare inversione ad U e portarlo a mille e cinquecento miliardi, quest’ultima proposta è l’apoteosi dello spreco, mentre metà della popolazione non arriva a fine mese.

Trump finora ci ha insegnato che valuta le opzioni razionali, ovvero i tre scenari descritti sopra, e poi cerca sempre di sorprendere i giocatori al tavolo con mosse impreviste. Lo stato attuale delle cose a Trump torna utile: le aziende militari e petrolifere americane sono in festa, e ringraziano Dio Denaro per le laute sponsorizzazioni che fecero a suo tempo per eleggere questo Presidente. Lui e famiglia hanno già guadagnato centinaia di milioni di dollari con scommesse sempre molto azzeccate in borsa: qualcuno compra o vende azioni mezz’oretta prima di uno dei suoi mirabili annunci, ed un’ora dopo ha profitti da spandere. Non è quindi assurdo pensare che non faccia nulla: che metta la marina a tappo dello Stretto di Hormuz per metter strangolare i traffici sia degli iraniani sia dei vicini, che lasci in zona mille mila Marines e truppe da sbarco, a debita distanza dai missili di Teheran ma sempre in grado di far scena senza sacrifici. Ed intanto il tassametro di gas, petrolio ed armi americane continua ad arricchire i pochi che contano.

Ecco a voi, sette giorni prima della pubblicazione, quattro scenari: inizia a trattare con l’Iran, rinuncia e si ritira, rinuncia e bombarda a tappeto, va a giocare a golf in Florida ed aspetta che il suo conto in banca aumenti a manella. La differenza tra statista e battitore di tappeti, è tutta qui: quando leggerete sapremo, forse, che strada ha preso.

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Zafferano

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In questo numero hanno scritto:

Angela Maria Borello (Torino): direttrice didattica scuola per l’infanzia, curiosa di bambini
Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
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Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro
Guido Saracco: già Rettore Politecnico di Torino, professore, divulgatore, ingegnere di laurea, umanista di adozione.