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Indovina indovinello sull’Iran – cosa farà Teheran?

Avendo preso gusto ad indovinare cosa farà Trump nel conflitto iraniano, questa settimana scommetto su come risponderà Teheran.

Appare evidente che l’Iran fosse pronto a prender legnate dai due avversari: forse gli ayatollah seguono il modello IDEA e costruiscono scenari e metafore, per esser preparati agli attacchi, e per riuscire a portare il conflitto su terreni più favorevoli. 

Sappiamo che moltissimi dei loro leader sono stati uccisi, non sappiamo bene che percentuale del loro apparato militare sia stato compromesso, ma è evidente che sparano quando e dove vogliono, controllano lo stretto di Hormuz, ed il popolo iraniano non vuole protestare. Popolo evidentemente dotato di buon senso, perché la devastazione militare ed economica che America ed Israele hanno portato finora è solo un antipasto del dolore che continuerebbe a soffrire nel caso sparissero gli ayatollah. Iraq, Libia ed altri paesi da Primavera Araba sono lì a testimoniare gli enormi vantaggi del cambiamento da tirannia a regime “democratico”: morti di fame.

Assodato che a Trump stia bene tenere le sue navi a debita distanza dai droni iraniani ma bloccando il traffico marittimo, a Teheran cosa conviene fare? Sono abituati alle sanzioni, ed il gettito dagli idrocarburi che vendono a Cina ed altri Paesi è sufficiente a tenere l’economia a galla, forse anche a migliorarla rispetto a prima dell’attacco. Conoscono da vicino l’Afganistan, che per anni ha tenuto testa alle armate russe e poi americani, vedendole poi partire con la coda tra le gambe, e sanno di poter far lo stesso, oppure meglio. Ovviamente tenere a stecchetto 90 milioni di cittadini per una decina d’anni non piace a nessuno, ed il tavolo negoziale comincia a presentare variabili che avvicinano un accordo.

È possibile vendere, vuoi alla Cina o all’America stessa, le scorte di uranio arricchito che tanto disturbano la psiche di Bibi? Certo, perché l’uso medico ed energetico richiedono un materiale diverso, che gli iraniani potrebbero continuare a comprare e produrre senza alcuna sanzione.

C’è spazio per continuare il dazio sui mercantili, magari condividendolo con l’Oman dirimpettaio? Certo, perché aggiungere $2 sul barile più economico del mondo non cambia gli equilibri dei petro-dollari, tantomeno dei nuovi petro-yen. Togliete le mine, riaprite il traffico con un nuovo Telepass sullo stretto, e la spesa aggiuntiva va bene a tutti. Su questo punto Teheran si gioca molto, perché senza traffico marittimo andrebbe in sofferenza, a lungo andare. Esiste un oleodotto attraverso l’Oman, ma ci vogliono mesi per farlo ripartire, ed esiste una linea ferroviaria verso la Cina, che Israele ha già bombardato. Il carico su questa rotaia impiega solo 15 giorni per coprire le 6.000 miglia fino alla Cina, molto più veloce dei 30 giorni su nave, ma Pechino dovrebbe mettersi in gioco per rendere questo trasporto affidabile, proteggendolo dai missili avversari. Finora la Cina è stata ben lontana da qualsiasi utilizzo della forza, ma se dovesse proteggere grandi carichi di petrolio, forse un pensierino potrebbe farlo.

È riduttivo pensare ad un conflitto internazionale come ad una partita di calcio, ma potremmo pensare di essere 2-2 alla fine del primo tempo, con entrambe le squadre molto provate. Un pareggio andrebbe bene ad entrambe: Trump ha arricchito sponsor petroliferi e figli ed ha messo sotto pressione Asia e partner europei, mentre Teheran ha tenuto testa ai due attaccanti e preso il controllo del traffico marittimo che prima non aveva. Se palleggiano ancora qualche settimana per chiudere in pareggio lo spettacolo ne soffre, ma si limitano morte e distruzione. In questo scenario Bibi perderebbe la faccia: da un lato ha perso il supporto dell’opinione pubblica americana, dall’altro ha fallito nel rovesciare il regime iraniano.

Come tutti i catenacci calcistici, serve coordinamento tra gli avversari: invece di chiedere a Teheran di fare tutte le concessioni subito, per poi eventualmente dare qualcosa in cambio verso fine partita, l’America farebbe bene a reciprocare durante questo secondo tempo. Potrebbe ridare l’accesso ad una parte dei fondi iraniani congelati nelle banche internazionali, potrebbe lasciare che Russia o Cina comprino questo benedetto uranio e se lo portino via. L’Iran ha dimostrato senza ombra di dubbio di poter colpire o sequestrare mercantili davanti alle sue coste, adesso potrebbe lasciarne passare un centinaio, anche per dar tregua a tutti quei marinai sequestrati da più di un mese.

Trump dice sempre “it takes two to tango” (occorre essere in due per ballare), e questa semplificazione della guerra ad un palleggio calcistico è poi la stessa cosa: io faccio una concessione a te, tu ne fai un’altra a me, e magari ci accorgiamo che spendendo qualche miliardo di dollari in più possiamo evitare ulteriori morti ed esplosioni. Chissà?

Sottolineo che l’Iran ha tantissimi fondi congelati all’estero, ma non ha debiti con nessuno. Sotto terra ha migliaia di miliardi di dollari in idrocarburi, che sarebbe uno spreco lasciare lì sotto, se lo stretto di Hormuz continua ad esser chiuso a doppia mandata. Non serve certo un articoletto Zafferano per fare in modo che le due squadre facciano la cosa giusta: è ovvio che entrambe possono fare concessioni assolutamente dignitose, visto che l’alternativa alla soluzione negoziata è - letteralmente - infernale.

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Zafferano

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