Vita d'artista


Villa Arconati

«In questa opera del suo rarissimo giudicio la Natura e l'Arte concorsero a gara con le sue doti a farla unica alla Insubria, e famosa oltre i confini d'Italia...»

Francesco Richini, 1632

Con queste parole l’architetto Francesco Richini, autore di notevoli edifici patrizi e religiosi nella provincia di Milano ringraziava Galeazzo Arconati per averlo ospitato nella sua villa, durante la peste. L’Italia è piena di tesori, lo sappiamo, ma si può vivere ignari anche dei gioielli più preziosi solo perché sono appena qualche chilometro più in là. La scorsa domenica ( perché apre solo di domenica) , sono rimasta senza fiato davanti a questa magnifica “villa di delizie”, alle porte di Milano, nel cuore del parco delle Groane: una vera e propria piccola Versailles. Senza fiato perché è enorme e senza tempo. Tra il parco, con il giardino all’italiana e le fontane, i giochi d’acqua, i tempietti e le statue mitologiche ma anche la voliera con i pavoni, e la villa con i suoi meravigliosi affreschi, si fa un tuffo nella storia ma anche nell’identità di un luogo.

Galezzo Arconati, cugino del cardinale Federico Borromeo, nel 1610 investe il suo patrimonio nell’acquisto della proprietà del Castellazzo, comprendente la casa nobile, e le corti rustiche. Mecenate e collezionista d’arte, fa notevoli migliorie ingentilendo la magione, acquista marmi classici e sculture, compresa la statua di Tiberio, un tempo detta di Pompeo Magno, ma anche il Codice Atlantico di Leonardo, e i frammenti del monumento funebre a Gaston de Foix. L’idea era quella di realizzare una sontuosa residenza che celebrasse il prestigio della famiglia, e che custodisse la già consistente collezione d’arte, oltre i nuovi preziosissimi acquisti. Alla sua morte il progetto è incompiuto, ed è solo con Giuseppe Antonio Arconati che nel 1742, ispirandosi alla reggia di Versailles, l’opera viene completata ed è come appare oggi. Eccezionale la Sala di Fetonte, dipinta dai fratelli Galliari, primi scenografi della novella Scala, ma anche di tutte le 70 sale finemente decorate, e i giardini, ovviamente.

In particolare, vista la calda giornata, mi ha affascinato il giardino d’inverno, pieno di vetrate per far crescere le piante di agrumi al riparo dal freddo e collegato sotterraneamente alla ghiacciaia, un basso edificio esagonale senza porta: il ghiaccio e gli agrumi servivano per poter accogliere gli ospiti accaldati con un delizioso e rinfrescante sorbetto al limone, dopo il lungo (allora) tratto di strada in carrozza, da Milano. Che delizia.

© Riproduzione riservata.
Zafferano

Zafferano è un settimanale on line.

Se ti abboni ogni sabato riceverai Zafferano via mail.
L'abbonamento è gratuito (e lo sarà sempre).

In questo numero hanno scritto:

Angela Maria Borello (Torino): direttrice didattica scuola per l’infanzia, curiosa di bambini
Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
Giovanni Maddalena (Termoli): filosofo del pragmatismo, della comunicazioni, delle libertà. E, ovviamente, granata
Barbara Nahmad (Milano): pittrice e docente all'Accademia di Brera. Una vera milanese di origini sefardite
Giulio Paci (Pistoia): scrittore, poeta, saggista. Laureato In Scienze Filosofiche.
Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro
Guido Saracco: già Rettore Politecnico di Torino, professore, divulgatore, ingegnere di laurea, umanista di adozione.