Una bella mostra, quella di Alexander Calder a Lugano. Il pieghevole a disposizione del pubblico inizia con una citazione di Fernand Leger scritta in occasione di una delle prime mostre di Calder, alla Galleria Percier di Parigi, negli anni Trenta, che davvero esemplifica l’idea nell’opera di Calder: “È qualcosa di serio nonostante dia l’impressione di non esserlo”. Quella di Calder è una scultura leggera e misteriosa al tempo stesso, colorata e sinuosa, sensuale. Eh sì … perché un tuo passaggio fisico, da spettatore, la fa vibrare, la fa danzare e quel piccolo movimento, causato dallo spostamento del tuo corpo nello spazio, si riverbera in quell’opera in modo quasi commovente. Ed improvvisamente c’è un’intimità, delicata come una carezza gentile, data e ricevuta.
Sono le opere che Marcel Duchamp definirà “mobiles” in occasione di una sua visita nello studio dell’artista nel 1931, dando un nome per la prima volta a quei fragili manufatti che in volo instaurano un dialogo con l’aria, mai visto prima. Una delle opere “Eucalyptus” del 1940, fa parte della storia dell’artista perché presente in tutte le mostre da lui allestite in vita. E’ un’imponente mobile che crea una tensione palpabile con il pavimento. Le infinite variazioni e combinazioni si offrono allo spettatore, il movimento libero e l’interazione con l’ambiente circostante sembrano plasmare l’aria stessa e “scolpire il tempo presente”.
Ma ripeto, ciò che è strano e meraviglioso è che queste opere sembrano fatte oggi, non sembrano vecchie. In questa alternanza tra il volume materiale dell’opera e il vuoto, tu spettatore entri a fare parte di una narrazione, cadenzata e unica, quasi “immersiva”, davvero contemporanea. E ti sembra di aver a che fare con un infinito, ma ancora poetico e umano.