Vita d'artista


Motus chorus

Nel tentativo di evitare il traffico del weekend delle Olimpiadi, sabato scorso siamo partiti, con meta Bergamo. A Bergamo sono stata qualche volta, ne apprezzavo la bellezza, ma lo spirito era distratto: sono andata a vedere degli spettacoli, delle mostre, con finalità precisa, senza guardarmi bene intorno.

Solo quest’ultima volta mi son resa conto di quant’è bella quella città tra i monti e il lago d’Iseo. Tutto è un po’ più pacato rispetto a Milano, anche nella città bassa: eppure molta architettura mi ricorda quella milanese, soprattutto in alcune piazze di stampo fascista. Ma naturalmente la perla è in alto, e che perla.

Sono rimasta senza fiato nel vedere la Basilica di Santa Maria Maggiore, questo romanico lombardo che si apre dalla Porta dei Leoni, per poi immergersi in una visione così densa e stratificata, tra affreschi, stucchi e arazzi barocchi e le statue tra cui quella di Donizzetti, che lì giace, e i dipinti … certo la pianta a croce greca aumenta questa sensazione di vaghezza dello sguardo, che non sa dove fermarsi. Ma ad un certo punto nel transetto mi blocco: è stato restaurato il coro, pochi anni fa, e vedo una serie di tarsie lignee di eccezionale bellezza. Opera enigmatica di Lorenzo Lotto che le disegna e Giovan Francesco Capoferri ad intarsiarle. Che ci faceva il maestro veneziano a Bergamo? Eppure Bergamo è piena di suoi capolavori, perché da artista complesso quale era, preferisce la provincia o Loreto nelle Marche, dove si rifugia e poi muore, lasciando delle tele che sembrano sganciate da un’astronave, talmente sono moderne.

E così rimango senza parole davanti a quell’opera, una summa altissima di qualità artistica e di conoscenza teologica, atta a stimolare meditazioni intellettuali e spirituali. Quelle imprese non sono di immediata decodificazione, e a tuttoggi mantengono una segretezza che permette ogni genere di interpretazioni. Questo mistero a cui si assiste trasognati, allontana da ogni logica temporale, provocando una scossa che permane, come se tu stessi vivendo a tua volta il mistero della creazione e di Dio, in un turbine di possibilità e di risposte. Perché Lotto in modo geniale elabora una sorta di sincretismo tra temi religiosi e archetipi pagani, tra il sacro e il profano, così che alle storie bibliche si congiungono metafore dell’Alchimia, figure care all’Ermetismo, della mitologia greco-romana e concetti della filosofia neoplatonica. Come le immagini oniriche, che trasmettono una pluralità di messaggi, anche bizzarri e indefiniti, così le immagini simboliche che appaiono nelle tarsie contraddicono la composizione, creando un enigma che non si scioglie se non in una visione che alla fine, è una sorta di rivelazione. Eccelso Lorenzo Lotto.


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In questo numero hanno scritto:

Umberto Pietro Benini (Verona): salesiano, insegnante di diritto e di economia, ricercatore di verità
Angela Maria Borello (Torino): direttrice didattica scuola per l’infanzia, curiosa di bambini
Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
Giovanni Maddalena (Termoli): filosofo del pragmatismo, della comunicazioni, delle libertà. E, ovviamente, granata
Barbara Nahmad (Milano): pittrice e docente all'Accademia di Brera. Una vera milanese di origini sefardite
Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro
Guido Saracco: già Rettore Politecnico di Torino, professore, divulgatore, ingegnere di laurea, umanista di adozione.